Accusa e difesa, ecco le strategie

BR bROMA./b bC'è chi ritiene che quello della difesa sia più un fuoco d'artificio che di sbarramento. La cosa certa è che il processo al premier avrà sullo sfondo un lacerante scontro fra poteri dello Stato.BR /b La partita che si apre oggi è doppia e senza precedenti. Da un lato si gioca alla procura milanese dove per oggi sono attesi gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo che depositeranno l'atto col quale non riconoscono la competenza del tribunale del capoluogo lombardo. Il secondo campo è invece quello del Parlamento dove all'inizio della settimana la giunta per le autorizzazioni dovrebbe proporre alla Camera di restituire le carte ai Pm (oggetto del contendere è una perquisizione negli uffici di Giuseppe Spinelli, fiduciario del premier in diverse società), sostenendo che la competenza funzionale è quella del tribunale dei ministri.BR Trascorso il fine settimana, e preso atto che il premier ha rifiutato di presentarsi per l'interrogatorio fissato con l'invito a comparire, la procura si prepara a chiudere le indagini e a formalizzare le accuse presentando al gip richiesta di giudizio immediato. Se il giudice monocratico lo concederà il processo al Cavaliere potrebbe avere inizio per la fine di marzo. Ma sulle previsioni pesano le mosse della difesa. I legali del premier sembrano infatti orientati a porre numerosi ostacoli sul cammino della procura. Come primo passo sosterranno che non ci sono gli estremi per un giudizio immediato e che sul reato di concussione (realizzatosi secondo l'accusa con la telefonata del premier in questura per sollecitare il rilascio di Ruby) la competenza a giudicare è semmai del tribunale dei ministri. Alla procura di Monza, a sentire i legali, spetterebbe invece il processo sugli asseriti atti sessuali compiuti con una minorenne. A decidere sul conflitto, nel giro di una quindicina di giorni, sarebbe quindi il procuratore generale della corte d'Appello e successivamente la Cassazione. Molti giuristi, però, ritengono che la connessione con gli altri reati contestati a Nicole Minetti, Emilio Fede, Lele Mora e agli altri indagati, radichi a Milano l'intero processo.BR Nel frattempo, a Montecitorio, maturerà il voto dell'aula: se la proposta di restituire le carte a Milano venisse accolta (basta la maggioranza semplice) si creerebbero le condizioni per sollevare davanti alla Corte costituzionale un conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato.BR Il conflitto, in attesa della decisione della Consulta, non fermerebbe l'avvio del processo destinato comunque ad aprirsi. Ma i giudici, ne va da sè, si troverebbero a processare il capo dell'esecutivo in un clima di altissima tensione istituzionale: di fatto in un clima di guerra tra il potere giudiziario e quello legislativo.BR Se invece il fascicolo fosse assegnato al tribunale dei ministri, lo speciale collegio giudicante dovrebbe compiere un'istruttoria e poi trasmettere al tribunale ordinario sollecitando l'archiviazione o il giudizio. Ma la difesa ha altre frecce al suo arco. Ammettendo che si proceda con il rito immediato, i legali del premier potrebbero ricusare il giudice, denunciare i magistrati o comunque allungare i tempi ricorrendo al legittimo impedimento.BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P

Natalia Andreani