Salvadeo, un altro anno di cassa integrazione ai diciassette lavoratori

bVOGHERA. /bbDodici mesi di tempo per trovare un'altra occupazione, usufruendo nel frattempo della paga, seppure ridotta, garantita da mobilità e cassa integrazione straordinaria. E' la sorte che attende i diciassette lavoratori superstiti della Salvadeo, l'azienda metalmeccanica vogherese di cui il tribunale ha dichiarato il fallimento, accogliendo l'istanza presentata dalla stessa proprietà. Un verdetto che ha posto fine alla storia settantennale dello stabilimento di Oriolo.BR /b La copertura salariale garantita dalla cassa straordinaria è, in sostanza, l'ultimo salvagente a cui gli operai della Salvadeo potranno aggrapparsi nel corso del 2011, portando a casa un po' di soldi. Nel frattempo, dovranno guardarsi attorno per trovare un altro impiego, cosa tutt'altro che facile in tempi di crisi economica e per gente non più giovanissima. La mobilità, se non altro, garantisce sgravi fiscali e quindi incentivi al datore di lavoro che assume i cassintegrati. Una speranza in più, anche se piuttosto flebile, per i lavoratori dello stabilimento di Oriolo.BR Paola Garlaschelli, il curatore fallimentare nominato dal tribunale, si è già messa all'opera. Ha depositato nei giorni scorsi la richiesta al presidente Poppi per poter attivare le procedure degli ammortizzatori sociali. Nel frattempo, attiverà gli altri passaggi previsti in caso di fallimento. Al momento, purtroppo, nessun potenziale acquirente si è fatto avanti per rilevare l'azienda di Oriolo, già vanto dell'industria metalmeccanica vogherese. Sorta nel 1944, nel pieno della Seconda guerra mondiale, si è specializzata nella produzione di macchine utensili di precisione per la lavorazione del legno. Negli anni Novanta, aveva avviato una stretta collaborazione con la Mecof, società leader nella progettazione e fabbricazione di macchine utensili. La formula ha retto con successo per un decennio. Poi, dopo il Duemila, la Salvadeo è entrata in crisi e solo il ricorso allo strumento del concordato preventivo ha evitato soluzioni drastiche. Rilevata da una famiglia di imprenditori milanesi, ha conosciuto una rinascita, però effimera, dopo il 2005. Ma la nuova congiuntura internazionale, la concorrenza sempre più agguerrita e la restrizione degli sbocchi di mercato ha fatto precipitare di nuovo la situazione. Chi c'è riuscito, i più giovani, i più fortunati, si è dimesso e ha trovato una nuova sistemazione professionale. Sono rimasti in diciassette a reggere il peso di una crisi ormai senza sbocchi, se non quello della chiusura definitiva e della necessità contingente di trovare un altro lavoro.BR Il fallimento della Salvadeo segna, comunque, un ulteriore impoverimento del tessuto produttivo e industriale locale, in attesa di una ripresa e di un'inversione di tendenza di cui è ancora difficile scorgere i segni.P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P