Di Bella, l'ultimo pavese nell'Olimpo

BR bPAVIA. /bbIl 2010 ha ridimensionato il basket provinciale, ma non Fabio Di Bella. Il play è alla terza stagione a Caserta, nona in serie A, ma tifa per Pavia: «Il pubblico stia vicino alla squadra - spiega il 32enne - perché Baldiraghi e gli altri ne hanno bisogno».BR /b bDi Bella, perché questa provincia non ha più squadre in LegaDue?BR /b«Perché il campanilismo è troppo forte e impedisce alle persone di rinunciare a qualcosa per collaborare e sopravvivere cosi tutti insieme».BR bUndici stagioni fa lei è passato dalla D alla B1 quando sua padre ha sommato le forze della sua società sportiva, a San Genesio, a quella di Pavia, la lezione però non è servita.BR /b«All'epoca si era messo da parte l'ego (io in latino, ndr) per il nos (noi), poi quella strada è stata abbandonata, ma quel che è successo l'anno scorso dimostra che è ancora l'unica strada possibile. Il problema è che chi soffre di campanilismo nemmeno riesce ad ammetterlo».BR bPavia ha almeno salvato la prima squadra, lei segue la Paul Mitchell?BR /b«Ho visto una partita in tv e mi è sembrata una squadra forte fisicamente e che lotta. E poi ha Baldiraghi».BR b Baldiraghi è stato anche il suo allenatore nelle giovanili, che tipo è?BR /b«Uno che piuttosto che perdere si farebbe staccare la pelle, e credo che sia anche uno dei coach più stressati d'Italia perché il basket è la sua vita. Avrà passato il capodanno a pensare alla prossima gara».BR b Gli dia un consiglio.BR /b«Non ne ha bisogno perché sa che l'importante è non scaricare le tensioni sugli atleti, soprattutto se giovani: la tranquillità aiuta a farli rendere di più».BR bParliamo di lei, cosa significa essere il capitano di un club come Caserta?BR /b «Che a Natale ho ricevuto cinque panettoni dai vicini in due ore. Sembra di stare nel film «Benvenuto al Sud», con la gente che ti offre il caffè anche se non ti conosce».BR bUn aspetto negativo?BR /b«Che non devo passare davanti a un punto Snai, altrimenti qualcuno mi tira dentro e mi chiede su quale squadra scommettere».BR bE come play?BR /b«A 32 anni fai più fatica, ma hai una fiducia nei tuoi mezzi e una capacità di leggere le partite che a 24 anni non puoi avere. A quest'età non cerchi il consenso degli altri, senti di avere la squadra tra le mani e pensi solo a farla giocare. Mi sento come il buon vino, che migliora col tempo».BR bLei è un 30enne fortunato, cosa pensa della sua generazione che è scesa in piazza per protestare contro il precariato?BR /b«Chi è un po' più giovane guarda il Grande fratello e crede che sia facile avere successo, i 30enni invece hanno scoperto quanto è dura la realtà e si sentono traditi. Se fossi senza lavoro, scenderei in piazza anch'io».BR bPer chiedere cosa?BR /b«Di avere un futuro. Qui non si tratta di essere di sinistra o berlusconiani, la questione è che viviamo in un paese cattolico, in cui tutto dovrebbe girare attorno alla famiglia, invece calano i matrimoni e le nascite perché non ci sono certezze. Noi 30enni sappiamo che questo dovrebbe essere il nostro momento, ma a volte nemmeno riusciamo a pagare l'affitto».BR bE lei?BR /b«Io sono sposato e ho comprato casa a Pavia».BR bE pensare che a 18 anni le dicevano di studiare.BR /b«Riparliamone quando avrò smesso di giocare».BR bE' pentito di qualcosa?BR /b«No, perché non si devono mai soffocare il talento e l'entusiasmo, e a me piaceva giocare. E comunque sono ancora iscritto a Economia».BR bUna citazione finale?BR /b«Il poeta Ralph Emerson diceva che 'senza entusiasmo non si è mai ottenuto niente di davvero grande". E io di entusiasmo ne ho ancora molto».BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P

Claudio Malvicini