Riscaldamento globale, la speranza è Durban

BR Dopo la cocente delusione della Conferenza sul clima di Copenhagen, è venuto l'insperato, anche se non totale, successo di Cancun (Messico). Dove tre donne - Patricia Espinosa, Christiana Figueras e Margaret Mukahanana-Sangarwe - hanno lavorato con competenza e passione all'obiettivo di evitare un altro penoso fallimento. Si aprono cosi, nel 2011, buone prospettive per la Conferenza di Durban in Sudafrica. Primo dato di fondo: il cambiamento climatico è 'inequivocabile", è opera dell'uomo nell'era industriale. Risultato: temperature più elevate, mari più alti e acidi, coste sommerse e falde salinizzate, ghiacciai ridotti in montagna e sul mare, foreste degradate, una biodiversità impoverita e deserti che avanzano (anche in Paesi come l'Italia). Dunque, fine dei 'negazionismi".BR Fra i motivi di soddisfazione del dopo-Cancun spicca la ripresa dei discorsi sui livelli di riduzione dei gas-serra e la creazione di un Technology Mechanism per contrastare ovunque i processi di degradazione. I protocolli di Kyoto vengono rivitalizzati per diventare con Durban operativi. Strategica la creazione di un Fondo verde per il clima per 100 miliardi di dollari all'anno entro il 2020. Esso sarà co-gestito alla pari fra Paesi sviluppati e non. «La decisione riguardante le emissioni conseguenti alla deforestazione - commentano al Wwf - non ha incluso tutto ciò che avremmo desiderato, ma garantisce una solida base per fare avanzare processi credibili».BR Alla vigilia si temeva che l'UE non spingesse molto in questa direzione (l'Italia era riluttante), e invece essa ha assunto una vera e propria leadership proponendo di portare al 30% la riduzione delle emissioni per il 2020, grazie a Germania, Francia, Gran Bretagna e Spagna, coinvolgendo di più i privati. Certo, ci sono pure le ombre: mancano obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni per il 2020, sono stati rimandati impegni a lungo termine, debole risulta la volontà di Grandi Inquinatori come Usa e Cina, e invece la necessità di tenere il riscaldamento globale sotto i 2ºC di aumento appare impellente.BR Al di là del tema dominante del cambiamento climatico dovuto a inquinamento/surriscaldamento, ci sono altre questioni strategiche da affrontare. Il 2010 è stato l'anno di uno dei più grandi disastri petroliferi del mondo con la marea nera dilagata fino al Golfo del Messico. Insistere - come si sta facendo anche davanti alle coste siciliane - nel trivellare il mare appare sempre più pericoloso. La salute dell'ambiente del pianeta non ha bisogno di altre 'bombe" ecologiche. E il discorso vale tuttora, checché ne dicano i nuclearisti, per gli impianti più 'vecchi" e per tutti i depositi di scorie radioattive, anche di quelle più recenti che nessuno sa come smaltire in sicurezza. Una prospettiva nuova può aprirla l'impiego massiccio di un terzo idrocarburo: lo shale gas, ricavato da rocce porose americane, all'origine di una prima rivoluzione che ha fatto cadere i prezzi del metano russo. Una 'terza via" energetica dunque? Da Paese fortemente dipendente dal gas lo dobbiamo sperare. Con una gamma più ricca di fonti poco o nulla inquinanti quali metano, shale gas e rinnovabili, potremmo raggiungere il 2030, epoca delle centrali nucleari di quarta generazione, alimentate dal torio, minerale abbondante che brucia largamente anche le proprie scorie.BR Ma ci vuole una politica per l'ambiente. In Italia, invece, essa si è indebolita fino a latitare. Deboli i controlli sui maxi-impianti eolici, sulle mafie che spesso li inquinano, sulle gratuite deturpazioni del paesaggio. Tagliati gli investimenti (anche di pura sopravvivenza) per i grandi 'polmoni" rappresentati dai Parchi nazionali e regionali e da altre aree protette, fondamentali per lo stesso assetto idrogeologico in un Paese sempre più fragile e franoso. Poi c'è la gestione dell'acqua, il suo uso plurimo: se essa viene privatizzata, avremo in tutto il mondo, e anche da noi, un bene primario più costoso. L'acqua non va regalata, d'accordo, ma il suo prezzo deve rimanere assolutamente equo. In certi Comuni italiani il caro-acqua invece imperversa fruttando pingui profitti ai privati. Una grave distorsione da raddrizzare nel 2011.BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P

Vittorio Emiliani