Arriva l'impennata dell'influenza
PAVIA.E' arrivata l'influenza. E il primo picco è previsto tra Capodanno e l'Epifania. Ma il telefono di pediatri e medici di famiglia è già rovente. Il virus ha già messo ko, tra Natale e fine anno, molti pavesi. In Strada Nuova c'è chi ha capitolato abbassando la saracinesca ed esponendo un cartello, «chiuso per influenza».
Nei giorni scorsi il virus è stato isolato anche al San Matteo, in due pazienti ricoverati: hanno contratto l'H1n1, la temuta pandemia che ha fatto paura lo scorso anno e che ora è stata declassata a influenza stagionale. «Insieme circolano anche altri due virus: l'H3n2 e la variante dell'influenza B - spiega Fulvio Baldanti, direttore del servizio di Virologia molecolare del San Matteo -. Sono i tre ceppi contenuti nel vaccino somministrato quest'anno. Manifestano sintomi simili, sovrapponibili». E poi, in questo inverno rigidissimo che ne agevola la proliferazione, circolano decine di rinovirus, altrettanto fastidiosi.
«La situazione sta gradualmente peggiorando, come previsto - conferma Romualdo Moggio, pediatra di libera scelta e uno dei medici sentinella che formano la rete di sorveglianza ministeriale Influnet -. In pochi giorni nel nostro ambulatorio abbiamo diagnosticato una quindicina di nuovi casi. Il numero è triplicato rispetto a Natale. E con il freddo pungente le complicanze nei bambini a rischio, asmatici, bronchitici cronici, sono più frequenti. L'influenza non va drammatizzata ma nemmeno sottovalutata, è comunque una malattia da prendere sul serio». E allora, consiglia il pediatra, è bene stare in casa, al caldo. Curarsi con antipiretici e antinfiammatori per ridurre i sintomi, stare a riposo e bere molto. Ottime le spremute. E ai bambini fare frequenti lavaggi nasali. «Non affollare il pronto soccorso, osservare il decorso della febbre nelle prime 24-48 ore - suggerisce Moggio -. Un tempo utile anche al medico per inquadrare la situazione. Evitare il fai-da-te e utilizzare antibiotici solo su prescrizione medica. Chiediamo la collaborazione delle famiglie perché non pretendano una visita a domicilio al primo colpo di tosse».
I sintomi, che se presenti in contemporanea fanno propendere per la stagionale, sono febbre molto alta per due-tre giorni, brividi da freddo, mal di testa, dolori articolari, stanchezza e scarso appetito. «Possono persistere per una settimana dopo la fine della febbre» dice Moggio. Molto diffusa la variante con gastroenterite. Chi non si è vaccinato può cercare di prevenire il contagio evitando ambienti affollati, arieggiando gli ambienti (le classi a scuola, ad esempio), lavandosi di frequente le mani.