Casalini: «Cosi non c'è futuro»

MORTARA. Anche se adesso si diverte un mondo a fare il telecronista, ma l'altro giorno Franco Casalini ha rivissuto l'emozione di dare lezioni di basket tornando a calcare un parquet in tuta da ginnastica. E' successo a Mortara, ospite del Camp di Natale, ove l'allenatore che è salito sul tetto del mondo con l'Olimpia Milano alla fine degli anni Ottanta, ha dato il suo contributo alla manifestazione che Mario Poni organizza da trent'anni nel periodo di Natale.
Franco Casalini, in primavera la provincia di Pavia vantava due squadre in LegaDue, ma ora non le ha più: che effetto fa?
«E' stato un dispiacere veder sparire una piazza storica come Vigevano ed osservare come Pavia abbia dovuto ridimensionare. Ma ogni anno la provincia d'Italia perde di queste realtà e temo che non sia finita».
Non crede che, almeno in parte, ci sia una fuga del basket verso i grandi centri a discapito di quelli di provincia?
«No, non credo. Siena che vince tutto non è una metropoli, per contro a Milano, dopo l'Armani, a livello più basso non c'è praticamente nulla. E a Roma la situazione è simile».
A Mortara ha partecipato a un camp rivolto ai ragazzi, come sta il movimento giovanile?
«Soffre per un problema di soldi. Finché qualcuno non inventerà un meccanismo che renda remunerativo investire nei vivai, saranno sempre meno le società propense a fare progetti per i giovani. E poi servirebbe un aiuto anche dalla scuola, ma questo è un altro discorso».
La crisi del movimento e dei vivai è solo un problema di carattere economico?
«No, perché i ragazzi hanno abbiano tante alternative di scelta in fatto di discipline praticabili, e rispetto al passato hanno certamente tante distrazioni. Sono fattori che contano».
Intanto, però, il basket è cambiato molto negli ultimi anni, anche tecnicamente: secondo lei cosa ha inciso?
«In attacco ci si affida sempre di più alle qualità dei singoli ed alle loro capacità risolutive. Nel basket di oggi hanno sicuramente maggior importanza del passato rispetto all'organizzazione tattica. I giocatori di maggior talento si costruiscono spesso da soli le conclusioni ed anche quando la palla arriva ad un altro per un tiro, spesso accade perché chi gliela passa non poteva proprio tirare».
E la difesa?
«I concetti sono stati via via progressivamente esasperati, ma è abbastanza normale. Sul piano difensivo, il lavoro paga, perché permette, con l'applicazione, di organizzare difese efficaci che possono dare frutti importanti anche in tempi relativamente brevi. Bisogna poi capire se il pubblico gradisce, visto che non è mai stato smentito il detto secondo cui con l'attacco si vendono i biglietti, ma con la difesa si vincono le partite».
Qual è la cosa che l'affascina di più nel suo attuale ruolo di commentatore televisivo di basket?
«Con una battuta potrei dire che vinco sempre, o comunque non perdo mai da questa posizione. Mi piace molto commentare il basket in tv perché posso esaltarne le parti più belle».
Fabio Babetto
Mortara, oggi le ultime lezioni
MORTARA.Si conclude oggi il Camp di Natale, condotto da Mario Poni con la Virtus Mortara. Gli istruttori sono stati Fabio Grugnetti (nella foto), play di Mortara (C), Matteo Sala, ala di Gambolò (C regionale) e i tecnici Franco Casalini e Alfonso Zanellati.