«In queste condizioni rischio la vita Arriverò a smettere anche la dialisi»
Gentile direttore,
dal 19 dicembre sto rifiutando la terapia farmacologica per porre l'attenzione sulle condizioni in cui sono costretto a stare. (Arriverò, anche, al rifiuto della dialisi). Nonostante le attestate gravi condizioni di salute in cui verso (cardiotrapiantato, in emodialisi, affetto da coronaropatia trivasale ed inserito in lista attiva per un nuovo trapianto di cuore unitamenta a quello renale) vengo tenuto recluso in luoghi inadeguati dal punto di vista igienico-sanitario. Il mio stato di immuno-soppresso (assumo la ciclosporina e il cortisone, i farmaci antirigetto) mi espone ad elevati rischi infettivologici tant'è vero che, dal giorno del mio arresto, ho contratto diverse infezioni alcune importanti come la broncopolmonite batterica diagnosticata dal Policlinico di Milano il 3 novembre di questo 2010. Il rischio di infezioni, che possono essere fatali, si rivela ancora più elevato se si considera che sono collocato in un reparto di infettivi (malati di Aids, tubercolosi, ecc.) ed in luoghi sporchi e maleodoranti. Tutto ciò è assurdo che accada in un centro clinico che, solo sulla carta, risulta essere il migliore d'Italia. Basterebbe solo mettere il naso dentro per rendersi conto dello stato di degrado in cui versa questo Centro Clinico e di come sono tenuti i detenuti qui collocati (quattro persone per ogni cella, poche celle singole, docce comuni). Io sono consapevole dei rischi elevati che corro rifiutando di assumere i farmaci salvavita, ma sono altrettanto certo che in questo stato, prima o poi, sarei destinato comunque a una brutta fine. Anch'io, credo, seppur indagato di un grave reato, ho il diritto alla tutela della salute e alla vita. Tenendomi in queste condizioni, invece, si rischia di infliggermi, ancor prima di un giusto processo, una pena non prevista dal codice e bandita dalla Costituzione. Per quanto riguarda le accuse che mi vengono rivolte mi difenderò nel processo anche se quello mediatico mi ha già giudicato e condannato. Quel che mi sta accadendo è forte e ingiusto. Ricordando Pascal, la giustizia deve essere forte ma prima di essere forte deve essere giusta. Una giustizia solo forte è un'opera monca. Se, invece, la giustizia è «giusta» è «forte». Quel che mi accade è solo forte ma non giusto; è fortemente ingiusto! Sui fatti da me denunciati fornirò fatti, circostanze e nomi. Io, i miei familiari e il mio avvocato abbiamo, finora, scelto la linea del silenzio ritenendo cosi di tutelare meglio le posizioni giuridiche. Oggi, senza aver consultato nè l'avvocato nè la famiglia, ho deciso di rendere pubbliche le mie denunce. Sarebbero tante le cose che vorrei dire e gli argomenti che vorrei affrontare, soprattutto quelli relativi ai rapporti con i politici locali che molto hanno occupato e ancora occupano le cronache, anche quelle nazionali. Forse, un giorno, con maggiore serenità, affronterò nel dettaglio ogni questione di cui il giornale da Lei diretto si è occupato per fare, finalmente, chiarezza su tutto. Se un giorno troverò la necessaria serenità potrò sicuramente offrire un contributo valido per capire dove effettivamente si annida il centro del malaffare pavese.