Questione morale nell'Idv, a gennaio resa dei conti Di Pietro-De Magistris
ROMA. Ma chi ha portato Razzi e Scilipoti nell'Idv? Antonio Di Pietro è alle prese con una contestazione senza precedenti nel suo partito dopo il «tradimento» dei due deputati che il 14 dicembre hanno votato la fiducia a Berlusconi.
A lanciare l'offensiva è un terzetto formato da Luigi De Magistris, Sonia Alfano e Giulio Cavalli. Si tratta di tre esponenti dell'ala più movimentista dell'Idv. I tre hanno denunciato l'esistenza di una «questione morale» all'interno del partito e invitano energicamente Di Pietro a compiere «una brusca virata» per ripristinare «giustizia e legalità «facendola finita una volta per tutte con i «signori delle tessere». Ma Di Pietro reagisce a muso duro, accusando chi lo critica (in particolare De Magistris) di farlo solo per prendere il suo posto. E rinvia lo scontro a una riunione dell'esecutivo del partito che si terrà a gennaio. Tutto lascia pensare che quella riunione non sarà un passeggiata.
Secondo Paolo Flores d'Arcais, direttore della rivista «Micromega» e sostenitore della denuncia di De Magistris, la presenza nell'Idv di persone come Scilipoti e Razzi non nasce per caso, ma sarebbe figlia di una scelta di Di Pietro che, dopo aver visto alle europee il successo dei movimentisti alla De Magistris, temette di vedersi sfilare il partito e rispose rafforzando una struttura costruita attorno a dirigenti locali «spesso di provenienza Udeur e comunque adusi alla transumanza politica».