«Solo Napolitano ci ha ascoltato»
e Annalisa D'Aprile
ROMA.Avevano trovato tutte le porte sbarrate, mai un confronto concesso dalle istituzioni sulla contestata Legge Gelmini. Ma ieri, per un'ora e mezza, al termine dei due cortei pacifici di studenti che hanno invaso le periferie della capitale senza neanche avvicinarsi alla zona rossa, e senza incidenti, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha accolto una delegazione, congratulandosi per come si è svolta la manifestazione. «Il Presidente ci ha ricordato le sue prerogative» in materia di controfirma delle leggi «e ci ha ricordato che la cosa importante è mantenere aperto il dialogo» hanno riferito gli studenti degli Atenei romani, e non solo, che sono saliti al Colle. «Noi gli abbiamo chiesto di valutare la possibilità di non firmare la riforma, pur sapendo cosa dice la Costituzione in merito» hanno aggiunto. Una bella lezione di civiltà da parte degli studenti, e di coerenza e apertura del Presidente Napolitano che del resto già l'altro ieri aveva richiamato il governo ad ascoltare le nuove generazioni. Lui solo l'ha fatto, ma per gli studenti è un grande riconoscimento dopo essere stati additati come manipolo di vandali e black bloc. «Il Presidente ha preso atto delle nostre istanze. In questo momento è l'unico interlocutore che abbiamo avuto finora. E' importante che questo distacco sempre più forte tra la nostra generazione e le istituzioni del Paese, oggi per prima la volta sia stato parzialmente colmato».
Il plauso di Pd e Udc.
Plauso da Pd e Udc dopo l'incontro. L'ex ministro della Pubblica Istruzione, l'europarlamentare Luigi Berlinguer del Pd, ha sottolineato come le manifestazioni di ieri dimostrino «che le violenze di una settimana fa non sono da imputare agli studenti. Impariamo la lezione e ascoltiamo i ragazzi come con grande saggezza ha fatto il Capo dello Stato». Il leader Udc Casini ha ringraziato Napolitano: «Indica a tutti noi la strada giusta: dialogare con gli studenti non è una possibilità, ma per una classe dirigente un dovere».
I cortei.«Lasceremo i palazzi del potere nella solitudine della loro miseria e andremo nelle altre zone della città», avevano annunciato gli studenti alla vigilia. E cosi hanno fatto: vuoto il centro e la blindata zona rossa, invase le strade della periferia, i quartieri più popolari di Roma. Dei due cortei partiti nella tarda mattinata dalla Sapienza e dall'Ostiense (ritrovo degli studenti di medie e superiori), quello degli universitari è stato di certo il più affollato. Mentre il triangolo Camera-Senato-palazzo Chigi veniva presidiato da carabinieri e poliziotti, gli studenti si dirigevano verso Pigneto, San Lorenzo, Prenestina. I ragazzi hanno portato la protesta nei quartieri di chi «come noi è inascoltato da quelli dei palazzi». Quando, dopo il giro tra Pigneto e San Lorenzo, si arriva sulla Prenestina il corteo devia verso la Tangenziale. L'arteria che collega Roma est con il centro della città si paralizza. Un fiume di ragazzi sfila nella corsia sgomberata e chiusa velocemente dai vigili, dalle finestre dei palazzi la gente li applaude. Poi invadono anche la corsia occupata dalle auto in coda. Gli studenti si scusano per il disagio, consigliano agli automobilisti di spegnere i motori. Alcuni escono dalle auto, battono le mani ai ragazzi. Alla testa del corteo c'è la digos in borghese che, in una sorta di minimo accordo con gli studenti, sa dove sono diretti. Il momento clou è l'incursione nel tratto che porta verso la Roma-L'Aquila.
Sit in alla Cisl.Tensione solo in serata, quando alcune centinaia di studenti hanno raggiunto la Cisl in via Po lanciando slogan dopo la morte di un operaio, ieri mattina, per un infortunio nella cittadella universitaria della Sapienza. Precedentemente era stato posto sotto assedio il rettorato, fino a quando il rettore Frati ha incontrato un gruppo di studenti e l'assedio è finito.
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Paolo Carletti