Il Pavia cola a picco col Lumezzane
PAVIA. La settima sconfitta stagionale per gli azzurri è la più pesante. Si materializza proprio all'inizio di un girone di ritorno dove, con l'attuale media punti, si va dritti nel purgatorio dei play out.
Tanti indizi ormai fanno una prova: il Pavia è tenero tenero. Forse bisogna metterci mano. Andare sul mercato convinti, insomma. Diciotto partite sono agli archivi, ne restano 16 e troppe occasioni sono state perse. E' venuto il momento di lasciare da parte pacche sulle spalle e incoraggiamenti. Per una squadra che segna troppo poco e che non è cresciuta quanto a personalità. Alle prove di resistenza offerte a Sorrento, Gubbio nonostante la sconfitta e Verona, non è poi seguita l'evoluzione sul piano della mentalità. Quelle partite avrebbero dovuto costituire il cemento per proporsi con autorevolezza negli scontri diretti. Invece i pareggi interni con Ravenna, Como e Bassano e ora questa sconfitta dolorosa col Lumezzane, rendono il bilancio in rosso. Quella di ieri è stata una domenica strana. Una parte dello staff azzurro era deluso anche dall'atteggiamento della squadra che, assieme al Lumezzane, ha chiesto con forza il rinvio della partita per il campo ghiacciato. Poi l'arbitro ha deciso di giocare e il Pavia, alla lunga, è sembrato meno pronto degli avversari. Le parole del presidente Zanchi, in chiusura dell'intervista qui a fianco, sono emblematiche. E' di calcio, però, che ci piace parlare. E visto che gennaio sarà mese di trattative, la società dovrà valutare quanta voglia di Pavia abbia Ferretti e la possibilità di affiancare a Carotti un play tosto, uno che abbini qualità a quantità. Rimediare, ancora, si può.
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Stefano Pallaroni