Magnani parroco a S. Francesco anche quando diventò vescovo

«Si, si l'è propi Lu ch'han nominà / paer noss Prevost, l'è propi ael brav Magan, / si l'è quael che parfena d'un pezz fa / desideravan tutti i parochian»: con questo benvenuto affettuoso il grande Giuseppe Bignami apre la lunga poesia in quartine scritta a nome di tutta la comunità di San Francesco.
L'atteso è don Francesco Magani, una figura di spicco nella vita religiosa non solo pavese. Nato a Pavia il 28 dicembre 1828, da una famiglia di artigiani, entra presto in Seminario e viene ordinato sacerdote nel 1852. Per vent'anni è curato, in Borgo Ticino e poi a San Gervasio (intanto insegna in Seminario), e nel 1871 viene nominato parroco di San Francesco. Sono altri ventitré anni di operosità pastorale secondo un progetto da vero riformatore.
Per recuperare volto e funzionalità della chiesa, dopo secoli di incuria, fa restaurare la parte superiore della facciata (il bel gotico che ammiriamo è del 1883), libera la volta da un falso soffitto, chiude finestroni improvvisati, fa installare un bellissimo organo Lingiardi (sconsideratamente eliminato da un successore) e cinque campane sul campanile, fa costruire l'altare di marmo, il pulpito, il battistero.
Il parroco è attento a tutti, poveri e ricchi, alle tradizioni spirituali e ai problemi di un mondo che cambia. Un ritratto 'dal vero" lo dipinge Rodolfo Majocchi, con oggettività di storico e affetto di amico: «E quanto era bello vedere il prevosto Magani, in berretta e in semplice veste, con un registro sotto il braccio, recarsi di casa in casa per la sua parrocchia a compilare lo stato d'anime, a conoscere personalmente le sue pecorelle, a informarsi dei bisogni di ciascuno».
Ma don Magani è anche un notevole studioso, come ancora Bignami ricorda: «Bei sistemà peu cl'abia i coss dla Ciesa / e miss ben a partid i so facend, / al spongiaruma su a compi un'impresa / da lu sol fena adess tentà d'imprend. / Clè peu quaela ad tradus e compilà / in bon talian la vita e i bèi lavour / che ael noss Vaesch Sant'Enodi n'ha lassà / comè storich pöeta e oratour»: è un buon augurio perché nel 1876 Fusi pubblica i tre grossi volumi di 'Ennodio", biografia dettagliata (e un po' farraginosa) del vescovo pavese, con ampie digressioni sull'età gota e una puntuale analisi degli scritti, allora da poco pubblicati dai filologi tedeschi.
Come storico Magani, scrupoloso e intelligente autodidatta, lavora quanto come parroco. Studia 'Il Sodalizio dell'Immacolata e la chiesa di San Francesco Grande in Pavia" (1876), un'opera ben documentata scritta anche per ribattere indirettamente alle posizioni dei preti 'macolatisti" che rifiutavano il dogma proclamato nel 1854. Altre operette hanno intenzione e linguaggio fortemente polemici: 'Di Giordano Bruno e delle sue dottrine" (1888), oppure 'L'ignoranza del clero italiano" (1889), aspre reazioni ad articoli che accusavano i preti di essere oscurantisti e retrogradi.
Da più equilibrati e durevoli studi esce invece la 'Cronotassi dei vescovi pavesi" (1894), basata sui documenti dell'Archivio della Curia e sugli studi precedenti (soprattutto quelli dei suoi confratelli Giovanni Bosisio e Pietro Terenzio), uno strumento ancora utile al giorno d'oggi per notizie di prima mano, priva però di quei controlli e integrazioni che avrebbe probabilmente fatto se non fosse stato, nel 1893 nominato vescovo di Parma.
Ma la sua ben nota intransigenza (con qualche pubblica critica a Crispi) gli procura degli oppositori: quando, dopo la consacrazione a Roma, torna a Pavia per i festeggiamenti, 'La Provincia Pavese" fa una cronaca ironicamente malevola, ma quel che è peggio è che deve attendere l''exequatur" del governo per oltre un anno, durante il quale continua a fare il parroco di San Francesco.
A Parma, ormai anziano, è un vescovo energico e ancora impegnato negli studi: pubblica 'L'antica liturgia romana (1897-99, in tre volumi) e un omaggio di storico alla sua diocesi, 'La terra di Fontanellato", uscita nel 1907, l'anno della sua morte. Sepolto a Parma, monsignor Magani è ricordato a Pavia con l'intitolazione di una via nel quartiere Mirabello.

* A conclusione dell'anno, questo 'almanacco biografico", scandito dalle ricorrenze del giorno primo o ultimo dei personaggi ricordati, si congeda cordialmente dai lettori con l'augurio che la memoria sia sempre custode di speranze.

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