Foscolo, si dimette il presidente


PAVIA.L'occupazione è finita, da domani le lezioni torneranno ad essere docente-studente. Ma i contrasti restano. Restano le opinioni diverse, che dividono. Ci sono almeno due casi che parlano del dopo. Delle conseguenze della protesta degli studenti.
Liceo Foscolo. Dopo la lettera di Giorgio Panizza, presidente del Consiglio di istituto si è aperta la polemica. Che ha portato venerdi sera alle sue dimissioni. Tre giorni difficili, quelli tra mercoledi in cui è stata pubblicato il suo scritto e il venerdi del Consiglio riunito d'urgenza. Giorni difficili perché gli altri genitori consiglieri non si sono rispecchiati nelle parole del loro presidente. E perché nell'aria c'era questa scelta: o il preside Fergonzi o Panizza.
«Essendo intervenuto pubblicamente in qualità di presidente del Consiglio d'istituto, il consiglio medesimo a stragrande maggioranza ha ritenuto che io abbia abusato della mia carica, chiedendo le mie dimissioni dalla stessa», spiega Panizza. I rappresentanti dei genitori, cosi come quelli di studenti e docenti, sono eletti. Poi il Consiglio nomina il presidente, che per legge è un genitore e per prassi è quello con più voti. E' venuto meno il patto di fiducia.
La lettera dava forza ai ragazzi, sottolineava la consapevolezza dei contenuti, e criticava la decisione della scuola di far intervenire la polizia e di non aver instaurato un rapporto di dialogo. «La ragione della mia lettera era far sentire tutti parte della scuola, non esclusi, e l'idea che la scuola debba sapersi difendere da sola, garantendo ai suoi studenti quello spazio che serve a sentirsi accolti e ascoltati - spiega Panizza -. Questo non è stato condiviso, e non restava che prenderne atto. Io mi sento convinto di quanto ho fatto. Non solo per la qualità dei ragazzi che in vario modo ho incontrato, ma per una questione più importante: bisogna cercare di essere meno rigidi, dobbiamo accorgerci della profonda serietà della protesta, delle sue motivazioni». Parole con cui Panizza ha spiegato anche agli altri genitori del liceo quanto accaduto negli ultimi giorni.
L'altro caso riguarda l'istituto Cairoli. Qui a dimettersi, dopo l'occupazione della scuola, sono stati i rappresentanti degli studenti. Tre su quattro: Luca Mazzacane, Manuel Motta, Claudio Rosapinta. I contrasti del primo tentativo di occupazione con la presidenza, gli studenti che in massa chiedevano una mobilitazione come già avveniva in altre scuole. «Non ci siamo dimessi perché siamo contro gli studenti o perché siamo contro la decisione dell'occupazione - spiega uno dei quattro rappresentanti di istituto - non ci sentivamo più le persone adatte a rappresentare la scuola».

Marianna Bruschi