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SCUOLA
Foscolo, l'occupazione
calpesta i nostri diritti

Rispetto, giustizia, diritti; quante volte pronunciamo queste parole, quante volte a loro ci rivolgiamo, persino ci aggrappiamo! Ma appena dobbiamo metterle in pratica ce ne dimentichiamo, come se non le avessimo mai sentite nominare. Questa è la nostra realtà, dove l'ipocrisia regna sovrana. Me ne sono reso conto con ancor più forza martedi 14 dicembre, quando i cancelli della mia scuola mi sono stati chiusi in faccia, i miei diritti imprigionati da una catena. «Occupare è la nostra ultima speranza; siamo stati costretti a questo gesto» urlano dall'interno della scuola. Ma l'occupazione non è il metodo estremo per farsi notare e cambiare la situazione; è solo il peggiore e il più controproducente: la storia lo dimostra e lo insegna.
E cosi è stato anche per noi studenti del liceo classico «Ugo Foscolo»: ha creato una profonda frattura nel corpo studentesco, frattura che spero guarirà al più presto. Si, è cosi, dato che molti studenti non hanno preso parte alla protesta o non ne hanno condiviso il metodo. Riconosco il tentativo di correttezza da parte dei ragazzi che hanno organizzato l'occupazione, nell'aver verificato, prima di procedere, che la maggioranza degli studenti fosse favorevole a tale gesto; ma in realtà, in questo caso, concetti come «maggioranza» e «democrazia» non possono essere invocati per giustificare e legittimare un reato; una maggioranza non cambia la legge!
Dicono gli occupanti: «Occupiamo perché vogliamo dire chiaramente che non ci stiamo, non per togliere a qualcuno il diritto di studio». Ma cosi è stato, non si può negare la più limpida evidenza. La scuola è un edificio pubblico e, in quanto tale, non può essere fatto proprio da alcuno. Noi studenti abbiamo tutti gli stessi diritti, e tra questi, in primis, quello di studiare ed usufruire delle lezioni offerte dalla nostra struttura scolastica. Si, nostra, di tutti, non di alcuni; indipendentemente dalle ragioni per cui è stato compiuto, questo forte gesto di protesta ha violato innegabilmente un nostro diritto. E allora mi chiedo: studenti, genitori, come potete parlare di rispetto, giustizia e diritti se siete i primi a calpestarli?
Matteo Catenazzi Francesco Marena Kristi Cekanyrappresentanti degli studenti nel Consiglio d'istituto liceo Foscolo, Pavia Alessia Migliavacca Vincenzo Rigantirappresentanti del Foscolo nella Consulta provinciale studentesca

STRADELLA
Un incrocio al buio
molto pericoloso

Vorrei denunciare i rischi di un tratto di strada che porta da Stradella a Pavia. L'incrocio per Belgioioso e Corteolona non è illuminato neanche da un misero catarifrangente (una minima soluzione) e poi non esiste segnaletica orizzontale: ora che è chiuso il ponte della Becca, questa è l'unica strada per poter arrivare nel capoluogo. Per non parlare del fondo stradale antistante l'incrocio, veramente vergognoso! Ma nessuno ha mai reclamato per questo tratto stradale veramente pericoloso? Capitolo ponti, quello di Spessa si allaga alla prima pioggia insistente e quindi bisogna percorrerlo con grande cautela.
Giorgio BrambillaStradella

PAVIA, STORIA
Di nuovo i bersaglieri
accerchiano Garibaldi

La giunta di Pavia, nel riordino toponomastico della città, ha deliberato d'intitolare ai Bersaglieri d'Italia l'area alberata prossima al castello Visconteo dove è allocata la statua dell'eroe dei due mondi, Giuseppe Garibaldi.
Pare che la scelta trovi giustificazione nel fatto che bersaglieri e Garibaldi simboleggino una forte e reciproca unione, specie in prossimità della ricorrenza dei 150º dell'Unità d'Italia.
Premesso che non ho nulla contro i bersaglieri, sui quali nutro affetto fin da quando portavo i calzoni corti, devo però osservare che una tale decisione mi appare quantomeno inopportuna. Porre accanto Garibaldi e bersaglieri è come mettere il cavolo a merenda, storicamente s'intende. Perché?
Fatta l'Italia, Roma si trovava ancora sotto il giogo antiunitario dello stato pontificio. Al grido di «Roma o morte» Garibaldi alla testa di 2mila volontari sbarcò nuovamente in Calabria per risalire la penisola e liberare la città eterna. Venne fermato da due pallottole tra gli stupendi boschi dell'Aspromonte il 29 agosto 1862. In quella occasione egli cercò di evitare lo scontro in ogni modo possibile, perché a sbarrargli il passo non vi era più l'esercito borbonico o quello austriaco ma soldati italiani, nello specifico i bersaglieri. I quali certo nei confronti dell'eroe nizzardo non si distinsero per savoir faire. Per impedire una strage fratricida, Garibaldi, interponendosi senza alcun riparo tra gli schieramenti, gridò ai suoi «Fermatevi! Non fate fuoco, sono nostri fratelli!». Per tutta risposta i bersaglieri continuarono a sparare facendogli personale dono, come dicevo poc'anzi, di un'onesta dose di piombo. Non paghi vollero strafare: nel prenderlo prigioniero non gli concessero nemmeno l'onore del saluto militare cosi come dovuto ad un generale. L'evento venne persino beffardamente ricordato ai posteri con una canzone popolare musicata al ritmo della marcia dei bersaglieri. Proprio lui, padre fondatore dell'Italia moderna, divenne allora, ironia della sorte, il principale bersaglio dei bersaglieri, nella realtà e nella metafora.
Chi l'avrebbe mai detto che ancor oggi, seppure solo toponomasticamente, Garibaldi, sarebbe stato attorniato dagli stessi militari, e suo malgrado obbligato a subirli?
Dottor Gabriele ArecchiPavia

PENDOLARI
Costretta dalle Ferrovie
a sentirmi una nullità

Che odissea. Martedi 14, treno regionale 10895 in partenza da Milano Greco Pirelli e diretto a Stradella. Orario di arrivo previsto alla stazione di Broni: 19,57. Orario effettivo di arrivo: 20,33. Un viaggio allucinante: un'unica carrozza illuminata, tutto il treno completamente ghiacciato. Una ragazza di fianco a me, mentre parla al telefono con il fidanzato, gli dice: «Ho persino le unghie viola dal freddo che fa qui dentro». E' vero.
Tremerebbe anche un pinguino.
Ogni anno la solita solfa: ritardi, treni freddi... non se ne può davvero più. Quando ci si alza alle 5-5,30 del mattino si arriva a sera stanchi e ci si attacca alla speranza di trovare un posto a sedere caldo, tanto per riposarsi un momento. E invece no! Le Ferrovie dello Stato hanno deciso che cosi i viaggiatori si conservano meglio e possono continuare a pagare abbonamenti extra-lusso! Il mio costa 71 euro al mese e probabilmente con gli aumenti futuri potrebbe arrivare a circa 90 euro! E' scandaloso!
Quotidianamente utilizzo il Regionale 10895 ed è regolarmente gelato e buio!
Quasi quasi spero di inciampare in un gradino e di rompermi una gamba, almeno per un po' di tempo dovrò evitare di viaggiare in treno e mi sentirò una persona, non una nullità. Perché le Fs ci fanno sentire esattamente cosi: nullità!
Noi pendolari siamo meno di niente, siamo zero! A chi importa se viaggiamo su sedili cosi sporchi e puzzolenti che farebbero schifo anche a un maiale? A nessuno, altrimenti qualche cambiamento ogni tanto si vedrebbe. Le Ferrovie dello Stato giocano sul fatto che i pendolari non possono fare a meno di utilizzare i treni e quindi se ne fregano delle condizioni in cui siamo costretti a viaggiare.
Danielavia e-mail

POLEMICA
Cani, rispetto e amore
non solo ordinanze punitive

Leggo con disappunto sulla Provincia pavese di giovedi dell'ennesima ordinanza fatta contro i cani, ora a Cura Carpignano.
Non sono fortunatamente una residente del suddetto paese, ma voglio spezzare definitivamente una lancia a favore dei miei amici a quattrozampe presi più volte di mira: non sarebbe ora che costoro venissero tenuti in considerazione e si parlasse di loro come degli esserini indispensabili?
Vediamo nella quotidianità la loro disponibilità, importanza e utilità: dal cane di compagnia incondizionata a quello di difesa, dal cane che corre in aiuto nel caso di valanghe a quello che accompagna fedelmente i non vedenti, fino agli ultimi casi dei giorni nostri, i mastini che con il loro fiuto riescono a risolvere problemi che l'uomo non si sognerebbe neanche lontanamente di scoprire.
Io sono una proprietaria di un piccolo meticcio che nel corso della sua vita mi ha aiutato, mi ha difeso (per ben due volte contro malintenzionati), mi ha regalato quell'affetto che le persone non danno. Ed allora penso che, si, è importante l'ordine, l'igiene e la pulizia di un paese, ma forse anche un po' più di bontà e comprensione, non sarebbero cose da poco. Grazie.

Enza C.   Via e.mail