Colpiti negozi dei cinesi, l'ombra del racket
PAVIA. Assalto notturno ai commercianti cinesi. Presi di di mira un negozio di abbigliamento tra via Ferrini e via Taegio e il ristorante Hong Kong di viale Cremona.
Nel negozio è stata mandata in frantumi la vetrata forse con un piccone, l'assalto al ristorante è stato più complesso. I teppisti hanno infatti lanciato una bottiglia incendiaria che non ha provocato disastri e hanno danneggiato la vetrina dell'ingresso. I carabinieri hanno aperto un'inchiesta ma, per il momento, manca una pista precisa da seguire. Entrambi i commercianti hanno negato di aver ricevuto minacce. I militari della compagnia di Pavia li interrogheranno di nuovo ma, per il momento, l'ipotesi più seguita è quella di una vendetta oppure di un avvertimento lanciato da una gang di connazionali. Potrebbe trattarsi di litigi causati da motivi economici cha hanno provocato la reazione di una banda di cinesi. L'ipotesi dell'estorsione sembra più remota ma gli investigatori stanno eseguendo accertamenti anche in questa direzione. Prima della scorsa notte per la comunità cinese di Pavia non c'erano stati problemi. Il raid è avvenuto verso le due della scorsa notte. I vandali hanno iniziato il giro «punitivo» dal negozio di abbigliamento. Sono arrivati in via Ferrini a bordo di un'auto (che nessuno ha visto) e hanno preso la vetrata a picconate oppure a bastonate. Hanno mandato in frantumi una vetrina mentre la seconda è stata solo danneggiata. E sono fuggiti senza lasciare tracce. Sono arrivati in fondo a viale Cremona davanti al ristorante Hong Kong gestito da Jung Wang. Qui hanno lanciato un grosso sasso contro la parte bassa della vetrina dell'ingresso e hanno tirato una bottiglia incendiaria che, per fortuna, si è spenta da solo sul marciapiede. Anche questa volta nessuno ha visto i lanciatori. «Ci siamo accorti di quello che era successo la mattina seguente - spiega Jung Wang - e siamo rimasti molto sorpresi. Ci sono ancora i segni del liquido infiammabile versato. Non riesco proprio a capire il motivo di questo gesto. Era già successo ma non in modo cosi grave. Non diamo fastidio a nessuno e siamo a Pavia ormai da tredici anni, ci conoscono tutti. Non abbiamo mai ricevuto minacce».
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Adriano Agatti