Di Pietro a Bersani e Vendola: uniamoci subito


ROMA.Antonio Di Pietro divide e imbarazza il Pd. La proposta di celebrare subito il matrimonio tra Italia dei valori, Partito democratico e Sinistra ecologia e libertà è respinta dall'ala moderata dei democratici che invita il segretario del partito a non legare il suo destino all'Idv. Ma Bersani per ora non si pronuncia. Prende tempo. La nostra proposta, fa sapere il segretario, uscirà dalla direzione del partito convocata per il 23 dicembre.
«Aspettare l'Udc è rincorrere la luna perché alla fine non andranno con nessuno e resteranno da soli. C'è il rischi che, a forza di aspettare per sapere qual è l'erba del vicino più buona, la coalizione di centrosinistra possa morire di fame. Per questo ho dato a Vendola e Bersani 24 ore di tempo per decidere se formalizzare l'alleanza o meno: non possiamo stare a guardare mentre altre realtà si strutturano», spiega Di Pietro. Il leader di Idv ha chiamato al telefono Nichi Vendola e Bersani. A entrambi ha esposto le sue preoccupazioni sul ritardo nelle alleanze del centrosinistra. Soprattutto ora sta nascendo davvero il terzo polo, quello di Fini, Casini e Rutelli. Di Pietro precisa che le 24 di tempo concesso non sono un ultimatum ma un «appello accorato». «Usciamo allo scoperto, troviamo un accordo entro Natale».
Sono i moderati del Pd i primi a rifiutare la proposta di nozze. «Consiglio caldamente a Bersani di evitare il matrimonio che gli propone Di Pietro: non mi metto nei panni di don Rodrigo ma fatico molto a vedere Vendola e Di Pietro assieme a noi nella parte di Renzo e Lucia», dichiara Marco Follini. «Non c'è nessun matrimonio in vista perché non c'è stato alcun fidanzamento», rincara Enrico Letta. Per il vicesegretario del Pd «la provocazione di Di Pietro sembra fatta più per destabilizzare che per costruire ed è basata su elementi della fantasia e non della realtà». Letta insieme a Massimo D'Alema lavora da tempo per creare un'alleanza con l'Udc di Casini. Ma il leader centrista ha più di una volta confermato che non farà mai parte di una coalazione che includa Antonio Di Pietro. «Il Pd deve fare una proposta per il futuro del Paese, poi saranno il centro e la sinistra a guardare al Pd se vogliono un'alternativa a Berlusconi, perchè senza di noi non si può fare», avverte D'Alema confermando che Fini e Casini «sono interlocutori importanti».
Nella babele di voci dei democratici Bersani sceglie la linea della prudenza. Il segretario resta convinto del ruolo centrale del Pd per definire, non solo in Parlamento, strategie comuni di opposizione, anche in vista del voto. «Dobbiamo andare avanti cosi, dialogando con tutte le opposizioni, non è il momento di lasciare a terra nessuno, poi si vedrà».
In posizione intermedia Walter Veltroni. L'ex segretario è contrario all'idea di rifare la «gioiosa macchina da guerra» del '94. Ma vuole che il Pd torni allo sprito maggioritario del Lingotto con alleanze fatte solo al termine di un percorso. Infine c'è l'offerta di Nicola La Torre a Vendola: rifondare il Pd.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Maria Berlinguer