Vigevano, calzature in ripresa ma non nelle piccole aziende
VIGEVANO.Il 2010 si chiude con segnali di ripresa per l'industria calzaturiera vigevanese, ma le piccole imprese continuano a soffrire. Rispetto al crollo verticale che ha ridotto di quasi il 30% il giro d'affari nel biennio 2008/2009, quest'anno c'è stato un recupero del 10%. I dati sono stati commentati in un servizio di Tg1 Economia andato in onda ieri. Ma a trainare una situazione che fa sperare in un'inversione di tendenza è l'industria di qualità, le imprese legate ai grandi marchi.
Le micro-ditte artigianali non sono ancora fuori dal tunnel. «Ci sono aziende - spiega Anna Colombo, della Filtea-Cgil - che lavorano per grandi nomi e che negli ultimi due anni non hanno mai fatto ricorso alla cassa integrazione. Ma, entro la fine dell'anno, chiuderanno alcune piccole ditte, che non arrivano a 10 dipendenti, e altre hanno chiesto la riduzione di personale. Diciamo che, in una situazione di crisi generale, il settore calzaturiero sta meglio di tanti altri, per esempio, l'edilizia e il commercio. Ma tutte le aziende sentono la crisi per quanto riguarda i costi e le difficoltà di reperire le materie prime».
Non è diversa l'analisi degli imprenditori. «Non posso dire che vada peggio - afferma Massimo Martinoli, del calzaturificio Caimar, che occupa una cinquantina di dipendenti ed è uno dei pochi ad aver utilizzato la cassa integrazione solo per un periodo limitatissimo e per situazioni contingenti - ma diciamo che il nostro settore è come un malato che si sta riprendendo da una gravissima polmonite. Sta meglio, ma certamente non è ancora guarito. I segnali di miglioramento sono più che altro a livello emotivo, una sensazione. E' improprio parlare di ripresa». (l.g.)