Berlusconi apre la caccia ai "delusi"
ROMA.Allargare la maggioranza ai «delusi» dell'Udc e del Fli sperando che alla fine possa essere imbarcato anche qualche ex Ppi. Dopo aver incassato la fiducia per soli tre voti e davanti all'indisponibilità del partito di Casini ad entrare nel governo («Non c'è trippa per gatti», sibila Cesa), Berlusconi spiega in una telefonata a 'Mattino 5" come pensa di andare avanti.
Prima di tutto il Cavaliere prova ad affossare l'asse Fini-Casini-Rutelli e dice che il Terzo polo «non ha più prospettive». Poi passa al problema della governabilità e rivela di puntare sui tanti «delusi» tra i centristi o su quei futuristi che, «pagato ormai il debito di riconoscenza verso Fini», avrebbero già bussato alla sua porta. «I voti erano diversi in più già ieri sera. In molti, avendo visto che l'attacco al governo era fallito, hanno già offerto la loro collaborazione». Davanti a palazzo Chigi, insomma, ci sarebbe una lunga fila e il premier spiega perché: «La congiura di Fini e della sinistra è stata sconfitta e la manovra di Palazzo è fallita».
La logica conseguenza, per il Pdl, è che il presidente della Camera si dovrebbe dimettere ma Berlusconi preferisce non affondare il colpo, «Non dico nulla ma ricordo che mezza assemblea di Montecitorio le ha già chieste», e lascia che a chiedere la testa della terza carica dello Stato siano i suoi fedelissimi. Sandro Bondi, in risposta a presunte considerazioni di Fini sulla mozione di sfiducia che riguarda il ministro dei Beni culturali, ieri ha scritto a Giorgio Napolitano per chiedergli se il presidente della Camera possa ancora svolgere un «ruolo di garanzia». Daniele Capezzone parla di «piena incompatibilità» e si chiede come Fini possa rimanere al suo posto. Gelida la risposta di Granata a Bondi: «Dimettiti tu».
Quanto alla tenuta della maggioranza, che con soli tre voti in più non può certo approvare le riforme o una pesante manovra economica, Berlusconi punta al rimpasto di governo e agli aspiranti ministri o sottosegretari fa sapere che ci sono molte poltrone libere. «Noi abbiamo diversi posti liberi perché sono usciti quelli che si sono uniti a Fini e quindi possiamo rafforzare la squadra in vista del lavoro che abbiamo di fronte», spiega il premier, che nega di voler «comprare» nuovi giocatori. «Non offriamo posti per convincere qualcuno. Se ci sarà la disponibilità di altri gruppi parlamentari a partecipare al nostro progetto, ad arricchirlo, offriremo a loro la possibilità di lavorare con noi, anche in ruoli di governo».
Due giorni fa Bossi ha detto che sull'ingresso dell'Udc «non c'è nessun veto» ma l'apertura ai centristi agita la Lega, che a una maggioranza risicata preferisce il voto anticipato. Un timore che parte dalla base al Nord, sempre ostile nei confronti degli «odiati democristiani», e arriva fino a Roma. «Bisogna essere in due a decidere. Bisogna vedere quali sono le condizioni e qual è l'atteggiamento dell'Udc nei confronti del federalismo», spiega il capogruppo del Carroccio a Montecitorio, Marco Reguzzoni. I leghisti, insomma, piantano robusti paletti e fanno capire che la trattativa con i «delusi» da Casini potrebbe partire solo se i centristi in cerca di una nuova casa dimostrassero di essere pronti a portare a termine quella riforma federale alla quale l'Udc si è sempre opposta. Il Cavaliere è davanti a un bivio. Ed è per questa ragione che due giorni fa «non ha escluso» una crisi pilotata che porti ad un Berlusconi-bis.
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Gabriele Rizzardi