Infezione in chirurgia, colpiti 3 pazienti
PAVIA. Tre pazienti infettati da clostridium, un batterio che causa problemi all'intestino e diarrea. In Chirurgia, al San Matteo, è scattata la procedura per arginare il contagio: infermieri con i guanti e camice lungo, locali disinfettati e terapia antibiotica.
La trasmissione, infatti, avviene entrando in contatto diretto con il malato o toccando oggetti contaminati dalle spore: comodini, maniglie delle porte, rubinetti, scarichi dei bagni. E in una struttura datata come il padiglione delle Chirurgie del San Matteo - che dovrebbe essere tra i primi a traslocare nel nuovo Dea - la situazione è resa più critica da stanze che contengono anche 4 letti, dalla presenza di un bagno ogni 5-6 pazienti in media. E dalla promiscuità con i visitatori: i parenti dei ricoverati frequentano gli stessi servizi igienici, non avendone altri a disposizione.
Ma, spiegano al San Matteo, la causa dell'infezione da Clostridium, presente comunemente nella flora batterica, «non è l'ambiente, bensi un uso sbagliato degli antibiotici». E il rischio è amplificato con l'avanzare dell'età, dalle difese immunitarie ridotte, dalla lunga permanenza in ospedale.
«E' un evento molto frequente in tutti gli ospedali, non certo solo a Pavia - spiega il professor Andrea Pietrabissa, primario della Chirurgia II del San Matteo -. Appena si intercetta un caso, viene subitio segnalato alla direzione medica che fa scattare il protocollo aziendale: mascherine e guanti per il personale che deve essere molto attento alla pulizia delle mani, i pazienti colpiti vengono isolati per qualche giorno o messi nella stessa stanza se più di uno. Precauzioni che forse creano qualche perplessità nei familiari dei ricoverati. Ma non ci sono pericoli. E tra due o tre giorni i tre pazienti infettati saranno guariti». Il Clostridium è solo uno dei germi sentinella, che vengono regolarmente intercettati dalla rete di controllo delle infezioni ospedaliere. «Teniamo sotto controllo costante, con check up mensili, anche i batteri multiresistenti che frequentano soprattutto alcuni reparti più esposti come le chirurgie, l'oncoematologia pediatrica, la neurochirurgia e la cardiochirurgia - spiega il professor Lorenzo Minoli, direttore di Malattie Infettive 1 che coordina il comitato di controllo delle infezioni -. E poi lo pseudomonas, l'acinetobacter. Molto aggressivi e difficili da combattere. Germi globalizzati molto cattivi e resistenti, come la Tbc in crescita tra italiani e stranieri che vivono in condizioni igieniche e ambientali molto precarie».
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Maria Grazia Piccaluga