Il Nobel a Liu: «Ora liberatelo»
ROMA.La poltrona del vincitore era vuota, ma nella sala campeggiava un suo grande ritratto. Cosi, ieri ad Oslo il presidente del comitato del Nobel, Thorbjoern Jagland, ha simbolicamente consegnato il premio Nobel per la Pace 2010 al dissidente cinese Liu Xiaobo, che sta scontando una condanna a 11 anni di carcere. Una standing ovation ha accompagnato la cerimonia «in absentia» della consegna del diploma e della medaglia, deposti sulla poltrona vuota di Xiaobo. E' stato il momento più suggestivo della cerimonia per il quale si sono alzati in piedi anche re Harald V e la regina Sonja.
In vece del dissidente (a cui non è stato permesso farsi rappresentare dalla moglie o altri familiari) è salita sul palco l'attrice Liv Ullmann, che ha letto il discorso «I Have No Enemies: My Final Statement» (Non ho nemici: la mia dichiarazione finale), pronunciato ai giudici cinesi da Liu Xiaobo il 23 dicembre 2009, due giorni prima che gli venisse inflitta la condanna per aver firmato «Carta '08» il documento che proponeva una Cina democratica.
A Liu, paragonato a Nelson Mandela, il comitato di Oslo anticipò l'assegnazione del Nobel lo scorso 8 ottobre dichiarando di voler premiare cosi «la sua lotta lunga e non-violenta per i diritti umani fondamentali in Cina».
Venti i paesi assenti alla cerimonia tra cui spiccavano oltre alla Cina, anche la Russia, Cuba, Venezuela, Iran, Iraq e Afghanistan.
Uno scrosciante applauso ha interrotto il discorso di Jagland che ha chiesto il rilascio del dissidente sottolineando che «il riconoscimento non viene mai assegnato per offendere».
Il governo di Pechino che aveva definito la cerimonia «una farsa politica» è sceso in campo con tutte le sue tecnologie per filtrare ogni informazione sull'onorificenza oscurando i mezzi di comunicazione stranieri. Tutte le reti internazionali che trasmettevano la cerimonia sono rimaste inaccessibili, ma i principali network stranieri come Cnn e Bbc erano censurati già da giovedi. Impossibile seguire la cerimonia attraverso internet. Massima vigilanza sulle strade della capitale, con pattuglie dislocate soprattutto in luoghi «sensibili» come Piazza Tienanmen, la sede della rappresentanza Onu e, ovviamente, la casa di Liu Xiaobo. Sotto l'abitazione durante la cerimonia si sono raccolti una cinquantina di giornalisti stranieri a cui è stato impedito di accedere alla casa, mentre nel pomeriggio la polizia aveva disperso un centinaio di dimostranti davanti la sede di rappresentanza dell'Onu.
E sempre da internet si è sollevata l'indignazione di Dario Fo premio Nobel per la Letteratura nel 1997 che dal sito di Wired ha commentato: «La detenzione di Liu Xiaobo mi indigna. Se poi l'aggiungo a quella degli altri infiniti casi di repressione pesante che si ripetono in Cina, la rabbia e la sofferenza mia e di Franca crescono a dismisura. Noi arriveremmo a porre fiducia nella conduzione economica, culturale e civile in cui si trova l'immensa nazione cinese solo nel momento in cui vedremo uscire dalla galera Liu Xiaobo e tutti i prigionieri politici».
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Fiammetta Cupellaro