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PAVIA, IL RICORDO
Professore autorevole
Che lezione quella di Grevi
Vittorio Grevi è stato mio professore. Mio come di tantissimi altri che hanno frequentato Giurisprudenza a Pavia. Eppure c'è una specie di orgoglio nel dirlo: è stato mio professore. E se lo è per uno come me che è stato un suo semplice studente, per quelli che la sua scuola hanno continuato a seguirla dopo la laurea, per quelli che hanno continuato in vario modo a frequentare quell'Istituto, l'orgoglio deve essere grande come il senso di perdita che si sente in giro in queste ore.
Perché Grevi era un professore nel senso più vero, completo e raro del termine. La sua dedizione e il suo rigore arrivavano in maniera chiarissima agli studenti. Oltre alla lucidità cristallina delle sue lezioni, ricordo sedute di esami che duravano giorni, che duravano tutto il tempo che dovevano durare per garantire l'omogeneità e la profondità delle valutazioni dei candidati. E non è poco. Facendo gli esami cosi, insieme ai voti, agli studenti passavano due cose: il senso del rispetto e la fiducia nelle istituzioni. In un corso di laurea che forma avvocati e magistrati è tantissimo.
Chi frequentava i suoi corsi aveva un altro privilegio, partecipare a quella che noi chiamavamo affettuosamente la gita. Era la visita a istituti di pena o a ospedali psichiatrici giudiziari, si incontravano gli addetti ai lavori, si entrava nelle celle. Negli anni ho capito quanto quella piccola cosa fosse un momento fondamentale, necessario direi. La sua sensibilità copriva forse una carenza dei programmi, del sistema educativo in senso lato.
Mi sembra assurdo che si possa prevedere che persone che non hanno mai visto un carcere possano solo pensare di fare i giudici, o di mettersi a difendere qualcuno in un'aula di Giustizia. Eppure se questo avveniva a Pavia era solo per merito personale di Vittorio Grevi.
L'ultima volta che l'ho visto è stato sul grande schermo accanto a Roberto Saviano nell'Aula Magna dell'Università. Io, come mezza Pavia, non ero riuscito a entrare, l'ho visto come le partite fuori lo stadio, sotto gli ombrelli in piazza Leonardo da Vinci.
Un evento per la città, che ha ripetuto quello bellissimo, più intimo, che c'era stato nella stessa piazza, qualche mese prima. L'incontro con Umberto Ambrosoli e Benedetta Tobagi. Intimo perché Vittorio Grevi parlava a questi due figli di protagonisti della vita pubblica italiano come un amico di famiglia che aveva conosciuto e seguito da vicino i loro genitori. Il massimo dell'intimità e il massimo dell'ufficialità, perché, in quella occasione come in altre, Grevi ha ricostruito e commentato le vicende pubbliche dell'Italia di quegli anni con una conoscenza e un'obiettività che verrebbe da definire unica, insostituibile.
Credo che al di là di tutti i meriti, al di là di tutti i risultati importanti raggiunti da Vittorio Grevi nella sua vita - che sono stati ricordati in tanti articoli in questi giorni - credo che lui fosse soprattutto una cosa: una persona autorevole. Una persona cioè che, al di là del ruolo, della carica ricoperta in quel momento, fosse un riferimento, una persona che era comunque utile ascoltare, con cui era imprescindibile confrontarsi per ragionare sulla Giustizia. Credo che il senso di perdita forte che si respira di fronte a questa scomparsa derivi da questa mancanza.
L'autorevolezza ormai è qualcosa che in giro si vede sempre di meno, un'autorevolezza che dura e si accresce negli anni è poi un bene prezioso. A volte questa parola ormai bisogna addirittura spiegarla. Spiegare che può esserci anche senza autorità, spiegare che l'autorità passa, che l'autorevolezza resta, che l'autorità è imposta e subita, l'autorevolezza è invece cercata, e spesso temuta.
Se però l'autorità è sterile, l'autorevolezza comunica, arriva alle persone e finisce per conquistarle, in altre parole, si riproduce. A me piace pensare a questo, a quante persone siano arrivate le frasi di Vittorio Grevi in questi anni di lezioni, di seminari, di articoli. Di incontri.
Giorgio SciannaPavia
I giovani democratici pavesi ricordano il professor Vittorio Grevi, grande maestro di diritto e di virtù civica.
Con il suo insegnamento, con i suoi interventi cosi chiari e rigorosi, cosi come gli innumerevoli eventi dei quali ha curato l'organizzazione per la città e i suoi studenti, ha dato grande lustro alla nostra città.
Lo ricordiamo commossi, certi che rimarrà un esempio per molti giovani, anche in futuro. Per l'alto valore civico, morale ed etico del suo insegnamento riteniamo la sua una figura di eccezionale importanza per la nostra comunità.
Giovani democraticiPavia
LAVORI E RICHIESTE
Il sindaco: a Stradella
non ci sono moschee
Con riferimento all'articolo «I vigili vietano i tappeti nella moschea di Stradella», mi si consentano alcune precisazioni per correttezza informativa e per evitare incresciose e fuorvianti valutazioni. Non esiste, né è mai esistita una moschea a Stradella. Essa prende forma solo nella fantasia (o negli incubi) delle forze di opposizione.
Non c'è agli atti nessuna richiesta di costruzione di moschee. Nessun centro culturale islamico si è installato in via dei Mille. Esiste un immobile a destinazione artigianale acquistato dall'Associazione culturale Alferdaus, con sede in via Bruni.
La richiesta inoltrata al Comune di ristrutturazione dell'immobile, con cambio di destinazione d'uso, da adibire a Centro culturale islamico, è oggetto di una apposita pratica attualmente in corso di istruttoria da parte del Servizio Tecnico.
Non è stata rilasciata ad oggi nessuna autorizzazione e nessuna concessione, contrariamente a quanto l'articolo citato lascia intendere.
Per queste ragioni è assurdo lasciar credere che esista una moschea in attività o scrivere di «non compatibilità» con l'autorizzazione rilasciata. Sulla scorta di un precedente sopralluogo e del rapporto inviato alla Procura di Voghera dalla Polizia Locale, l'ordinanza in questione, pur costatando l'assenza di qualsiasi intervento edilizio non autorizzato, si è limitata ad imporre la generica «rimessa in pristino» dell'assetto dei locali con la rimozione dei pochi elementi di arredo introdotti (tra i quali non c'è nessun altare, oggetto notoriamente estraneo alla cultura islamica!).
Questi i dati oggettivi. Il resto sono solo illazioni (o eccesso di semplificazioni).
Pierangelo Lombardisindaco di Stradella
PAVIA, BICE VOLPI
Benemerita di San Siro
Grazie per il riconoscimento
Prego di voler ospitare questa mia manifestazione di gioia per il riconoscimento della Benemerenza di San Siro che l'Amministrazione Comunale di Pavia ha voluto assegnarmi e che mi sarà materialmente consegnata nella mattinata di domani nella ricorrenza.
Con queste poche parole voglio esprimere la mia commozione, con qualche lacrima, per l'amicizia, l'affetto, la stima che molti pavesi mi hanno ancora una volta manifestato.
Seduta sui miei tantissimi anni che mi tengono lontana dalla mia Pavia di tutti i giorni, dalla mia Pavia del Fraschini, delle librerie, delle mostre di pittura, delle piazze, della Università, dell'imponente Castello Visconteo, e dell'amico Ticino, ho avuto l'immensa soddisfazione che 572 amici pavesi si sono ancora ricordati di me ed hanno caldeggiato la mia candidatura. Sono 572 stelle che hanno trasformato il soffitto della mia camera in uno scintillante cielo di una calda notte l'estate pavese.
Grazie a tutti voi amici pavesi, grazie alla Amministrazone comunale e al signor sindaco.