Napolitano: «Uomo aperto e rigoroso»
PAVIA.Stretto da un abbraccio composto. La cerimonia in università si è aperta con la lettura del telegramma, con le parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: «Apprendo con commozione la notizia dell'improvvisa scomparsa di Vittorio Grevi, insigne giurista e studioso di procedura penale, autorevole analista delle più attuali e complesse questioni della giustizia. Ne ricordiamo l'appassionato impegno a promuovere, anche con la sua intensa attività pubblicistica, il confronto più rigoroso e aperto sui temi relativi alla riforma del sistema giudiziario. Esprimo sentimenti di profondo cordoglio alla moglie Marisa, al figlio Giovanni, ai famigliari e all'università di Pavia, cui ha dedicato la sua illuminata opera di docente».
Si sono alternati i ricordi e i saluti. Glauco Giostra, docente alla Sapienza di Roma, componente del Consiglio superiore della magistratura, aveva conosciuto Grevi da laureando. «Sapeva essere ironico e autoironico, sapeva ascoltare - ha ricordato - era di una lealtà cristallina. Ti criticava davanti e ti parlava bene dietro, cosa rara nel nostro mondo». Era un amico. «Quando avevo un problema - ha raccontato sotto una pioggia sottile che ha accompagnato tutta la cerimonia - chiedevo sempre aiuto a lui. Digitavo il mio Sos automatico, lo 0382 984623: lui c'era sempre. Ora la mia mente continua a digitare questo numero, ma per la prima volta il mio grande amico non risponderà. Si muore a rate, man mano che la vita ci toglie gli affetti più cari». «Si è parlato di lui come di una persona gentile e mite, ed è vero - ha sottolineato Virginio Rognoni - ma era anche duro e fermo, nel rivendicare a se stesso e agli altri la libertà da ogni condizionamento. Vittorio amava questa città, il Ghislieri, amava i suoi studenti. E' un privilegio averlo conosciuto. Ci mancherà». E' la sensazione di vuoto e di rabbia che prova chi lo ha conosciuto.