Draghi al governo: serve la crescita


ROMA.Il solo rigore sui conti pubblici è necessario ma non basta, la crescita è un fattore fondamentale. Il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, sollecita il governo a coniugare la sicurezza della finanza pubblica con le misure per agganciarsi alla flebile ripresa, quanto più necessarie in questo momento «per contrastare le tensioni sui mercati finanziari che colpiscono i paesi europei». Alla presentazione del nuovo rapporto sulla stabilità finanziaria, Draghi ha spiegato chiaramente che «crescendo si pagano i debiti, ed è altrettanto fondamentale del rigore di bilancio per la stabilità finanziaria».
Un monito e una preoccupazione. Quella sull'Italia che ha prospettive di crescita per il 2011 non certo brillanti. Il prossimo anno «il Pil si espanderebbe a ritmi inferiori alla media dell'area euro» mentre la «dinamica del prodotto si prospetta sostenuta nei Paesi emergenti e in via di sviluppo, moderata nelle economie avanzate». Per la stabilità del sistema finanziario, ha osservato Draghi, «la priorità oggi è adottare politiche che aumentino il potenziale di crescita dell'economia italiana» e di fronte «alla tensione che in questi giorni colpiscono più paesi europei è essenziale proseguire nelle politiche di consolidamento dei conti pubblici». E' chiaro che «la crescita è fondamentale perché solo crescendo si pagano i debiti». In Italia «sono sei le ragioni per cui la crisi ha toccato in maniera sostanziale l'economia reale e in maniera marginale il sistema finanziario: la qualità dei bilanci delle banche, la solida base di raccolta, il basso indebitamento di famiglie e imprese, una bassa quota dell'attività di finanza rispetto al credito, un quadro regolamentare e di vigilanza molto prudente, un generale equilibrio». I rischi per gli intermediari derivano «soprattutto dalla debolezza dell'economia italiana e soprattutto la bassa crescita. Emerge ancora una volta il legame inscindibile che unisce la stabilità finanziaria alla crescita economica».
Non è tempo dunque nè di finanza creativa, nè di protezionismi. E dai giochi di prestigio deve essere preservato proprio l'euro «che non è in discusione. E' uno dei maggiori successi dell'integrazione europea di cui tutti i Paesi hanno avuto benefici straordinari». La dimostrazione, ha osservato Draghi, arriva dalla «buona tenuta» dei mercati euro: «I mercati obbligazionari europei funzionano bene» anche perché tra i fattori di stabilità si colloca quell'80% di bond emessi dai Paesi dell'Eurozona detenuti da residenti dell'area dell'euro.
Ma Draghi è tornato ad insistere sul fatto che «l'allargamento degli spread non riflette la situazione di finanza pubblica di alcuni Paesi» dell'Eurozona. Il governatore ha spiegato che alla base dell'attuale evoluzione del differenziale degli spread c'è «un inevitabile riprezzamento dei titoli del debito pubblico». Pertanto, la crisi «ha fatto saltare i rapporti del debito pubblico e la caduta del prodotto ha esacerbato sia il rapporto debito Pil, che il rapporto deficit Pil». E' positivo, ha proseguito, che le banche italiane abbiano un'esposizione alta verso la Germania e bassa verso gli altri Paesi periferici dell'area euro.

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