Ci vuole un governo di vera svolta
ROMA. «A un governo nel solco di Berlusconi senza Berlusconi diciamo no». Per Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Partito democratico, contano solo i programmi e il gioco dei nomi sui possibili premier non le piace.
Tanto più che dall'altra parte della barricata stanno caricando a testa bassa.
Vogliamo partire dal 'me ne frego" di Denis Verdini?
«Uno scivolone grave ma anche rivelatore. Penso che gli sia sfuggito perché la sua cultura politica è tutta fondata sull'insignificanza della Costituzione e del suo delicatissimo sistema di equilibri. Per questo è ancora più grave».
Altre volte è stato detto 'portiamo la gente in piazza".
«Vivono la possibilità di caduta di Berlusconi e l'eventualità di un governo transitorio come un'espropriazione. Ma non è cosi nella nostra Costituzione, e in nessun paese democratico. E' tipico della concezione autoritaria, proprietaria delle istituzioni minacciare la piazza e la guerra civile qualora il proprio comando non venga eseguito».
Nell'ipotesi di dimissioni del governo o di sfiducia, il Pd di fronte ad un esecutivo con un perimetro di un Pdl allargato cosa farà?
«Non sappiamo ancora cosa succederà, tutto è nelle mani del presidente Napolitano. Siamo una forza di grande responsabilità di fronte al paese e di fronte ai nostri elettori».
Se le faccio tre nomi in sequenza: Tremonti, Gianni Letta, Pisanu?
«Tremonti è il principale autore delle politiche economiche che noi abbiamo duramente contrastato e che hanno fatto male all'Italia e gli altri due non mi risulta che abbiano presentato un programma economico».
Dunque la vostra disponibilità dipende dai programmi?
«Certo. Se dobbiamo dare vita ad un governo transitorio che dovendo adottare misure economiche si muove in linea su ciò che ha fatto, anzi non ha fatto Berlusconi, è evidente che per noi è impossibile e diciamo no. Se invece si trova una convergenza nell'interesse dell'Italia su misure che risollevino le famiglie e di crescita per le imprese, allora il Pd non potrà che considerare molto seriamente tutto questo».
Tutti concentrati sui numeri della Camera. Ma è vero che al Senato il malumore nelle file del Pdl cova silenzioso e in parecchi sono pronti a votare un governo transitorio?
«Le atmosfere in questi momenti sono estremamente mutevoli. Certamente al Senato i numeri per un altro governo non ci sono, ma è vero che esiste un largo malumore sulla possibilità di elezioni anticipate...».
Lo dico io: al Senato è più difficile essere rieletti e in molti hanno paura.
«Nel Pdl certo, potrebbe essere più difficile, ma perché siamo tutti nominati e un Parlamento di nominati non ha né forza né autonomia. E' esattamente la ragione per la quale vogliamo cambiare la legge elettorale».
Se si andasse al voto, con quali alleati ci andrete?
«Dipenderà da chi convergerà sul nostro programma. Siamo il secondo partito del Paese, senza di noi non si va da nessuna parte. Noi facciamo una proposta all'Italia, alle imprese, ai sindacati ai partiti e su questo cercheremo le alleanze»
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Nicola Corda