Berlusconi resiste: ho i voti e vado avanti
ROMA. «Vado avanti. Aprire una crisi di governo ora è da irresponsabili». Silvio Berlusconi tira dritto e accusa il Terzo polo di voler andare al governo «con la sinistra». Tanta sicurezza non spaventa Gianfranco Fini, che rispedisce al mittente l'accusa di ribaltonismo: «Berlusconi perde pezzi perché vuole comandare. La mozione di sfiducia non è un complotto comunista».
L'ennesimo scontro tra il premier e il presidente della Camera avviene a 10 giorni dal voto di fiducia e in un clima avvelenato dal fascistissimo «ce ne freghiamo» detto da Verdini contro le prerogative del Quirinale. Espressione che non viene commentata dal presidente del consiglio ma che spinge Roberto Calderoli ad alzare il cartellino giallo. Il ministro della Semplificazione segnala due errori, nei confronti di Napolitano e della Costituzione: «Ha sbagliato Fini a prevedere che non si andrà alle elezioni ed ha sbagliato Verdini a dire che le prerogative dei partiti possono travalicare quelle del capo dello Stato». Unanime il commento delle opposizioni. Per Enrico Letta la destra ha preso una pericolosa «deriva eversiva». Walter Veltroni se la prende invece con il «grave silenzio» di Berlusconi mentre il centrista Lorenzo Cesa si limita a sottolineare che le parole di Verdini sono «fuori luogo».
A dominare la scena è soprattutto il duello a distanza che impegna per tutto il giorno i protagonisti della crisi. Berlusconi interviene telefonicamente al convegno dei Popolari di Italia in corso a Napoli per dire che aprire una crisi ora, in un momento delicato per l'economia, è da irresponsabili. «Le agenzie di rating hanno confermato le tre A a condizione che si mantenesse la stabilità di governo. Chi vuole aprire la crisi vuole riportarci alla vecchia partiotocrazia, ai suoi linguaggi, ai suoi vizi» attacca il Cavaliere.
Ma è il polo di responsabilità che si è riunito intorno a Fini e Casini che può far saltare il governo e dunque è li che bisogna colpire. «L'ambizione del Terzo polo è chiara: cambiare la legge elettorale per innalzare al 45% il tetto dei consensi per far scattare il premio di maggioranza e prendersi cosi il privilegio di essere arbitro e decidere se andare al governo col centrodestra o col centrosinistra» spiega Berlusconi, che rispolvera tutto l'armamentario della campagna elettorale. Perché la sinistra vuole «spalancare» le porte agli extracomunitari? «Per dare loro il diritto di voto e cambiare la maggioranza». Perché la sinistra è in crisi? «Perché ha troppi aspiranti leader». E il terzo Polo? Ecco la risposta del premie: «Serve ad accontentare le ambizioni personali dei leader di Fli, Udc e Api».
Fini replica da Chieti. E non fa sconti. Il presidente della Camera ricorda che in Futuro e Libertà non ci sono «né servi né traditori», assicura che l'Italia non corre il rischio default («Siamo troppo grandi per fallire e per essere salvati dalla Bce») e fa a pezzi la promessa berlusconiana di una riduzione delle tasse entro la fine della legislatura: «Chi la ritiene possibile crede a Babbo Natale». Ma è soprattutto sul presidente del consiglio che Fini insiste. «Se il 14 dicembre la sfiducia non passa per il rotto della cuffia, come si fa? Si può governare il paese senza una maggioranza degna di tale nome? A me» precisa la terza carica dello Stato «non interessa chi presiede il governo ma cosa egli voglia fare». Berlusconi accetreà le condizioni di Fini e Casini o getterà la spugna? «Ovviamente» taglia corto Fabrizio Cicchitto «il presidente del consiglio non farà questo favore al Terzo polo e tanto meno alla sinistra». Il presidente dei deputati del Pdl offre a Fini la possibilità di modifiche «accettabili» alla legge elettorale e alla seconda parte della Costituzione ma non cambia registro: «Le possibilità sono due: o la tenuta del governo o le elezioni».
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Gabriele Rizzardi