Sequestrata la casa di Pino Neri
PAVIA. Un patrimonio sospetto, che non sarebbe giustificato dai redditi dichiarati. Con questa motivazione l'Antimafia di Milano ha sequestrato ieri l'abitazione di Pino Neri a San Martino.
I vincoli all'abitazione di via Maggi, al numero 8, sono scattati ieri mattina per mano della Guardia di Finanza di Milano su ordine della Direzione distrettuale antimafia, che da due anni indaga sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in Lombardia. Un sequestro che è l'anticamera della confisca: il bene, che gli inquirenti ritengono possa essere stato acquistato con proventi illeciti, potrebbe passare nelle mani dello Stato. La villetta dell'avvocato tributarista Pino Neri, tuttavia, è solo uno dei 39 immobili, 37 box, 14 negozi e 6 terreni sequestrati dai magistrati tra la Lombardia e la Calabria. Un patrimonio che ammonterebbe a 15 milioni di euro e che risulta intestato a 36 persone, già indagate a luglio nell'ambito dell'operazione Infinito. Alcuni beni, per essere meglio occultati, sarebbero stati assegnati anche a prestanome o a parenti dei presunti affiliati alla' ndrangheta. Gli inquirenti ritengono che alcuni di questi immobili, sparsi tra Pavia, Bergamo, Como, Milano, Varese, Catanzaro, Reggio Calabria e Crotone, fossero sul punto di essere venduti. Per questo i pm hanno chiesto - e ottenuto dal gip Andrea Ghinetti - il sequestro d'urgenza.
Il patrimonio, in questi mesi di indagine, è stato mappato dagli uomini dello Scico (Servizio centrale investigativo criminalità organizzata) attraverso un particolare programma chiamato 'molecola", che consente di valutare in maniera rapida le eventuali sproporzioni tra redditi dichiarati e il patrimonio accumulato in presenza di reati gravi, come appunto l'associazione mafiosa. Dalle indagini, poi, è emerso anche un altro retroscena: alcuni boss risultavano nullatenenti, ma poi riuscivano a pagare il mutuo per la casa coi soldi, si presume non dichiarati, dei traffici illeciti. E nullatenente si era dichiarato, dopo l'arresto del 13 luglio, anche Pino Neri, l'avvocato tributarista di Pavia indicato nell'inchiesta del magistrato Ilda Boccassini come uno dei personaggi più di spicco dell'organizzazione in Lombardia. Neri, che gestiva uno studio professionale in piazza Vittoria, intestato però alla moglie Graziella Aloi, è in carcere per mafia: secondo le carte dei magistrati avrebbe fatto da ponte tra la 'Provincia" calabrese e la cupola della 'ndrangheta in Lombardia, ricevendo direttive dai vertici delle cosche per riorganizzare l'associazione al nord. Sarebbe stato proprio Neri, ripreso durante la riunione tra presunti affiliati a Paderno Dugnano, a caldeggiare la nomina di Pasquale Zappia - anche lui in carcere dal 13 luglio - come successore di Carmelo Novella, ucciso il 14 luglio 2008 in un bar a San Vittore Olona. Tra i beni sequestrati ieri ci sono anche alcuni immobili intestati allo stesso Zappia, al figlio di Carmelo Novella, Vincenzo Novella, e a Vincenzo Mandalari, presunto affiliato di una locale lombarda e uomo vicino a Neri. Nessun commento, ieri, dalla famiglia del tributarista di Pavia in relazione al sequestro. Dal giorno dell'arresto continua il silenzio della moglie di Neri, Graziella Aloi, e dell'avvocato della difesa Luca Rallo di Como.
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Maria Fiore