Bellani non torna in carcere
VOGHERA. Bruno Bellani ottiene l'affidamento in prova ai servizi sociali e non dovrà, quindi, tornare in carcere per scontare l'ultimo residuo di pena.
Ieri mattina, davanti alla Corte d'Appello di Milano, il verdetto che pone fine a una vicenda iniziata all'alba del 6 maggio 2003, quando la polizia prelevò da casa il ristoratore vogherese, oggi 60enne, per condurlo in carcere. La perquisizione seguita all'arresto portò alla scoperta di un vero e proprio arsenale. Bellani, trascinato dalla sua passionaccia per le armi (dietro la quale la procura di Voghera sospettò a lungo, senza però mai provarlo, che si celassero disegni eversivi, legati alla militanza leghista dell'indiziato, e alla sua presunta simpatia per le frange secessioniste) aveva letteralmente disseminato di ogni tipo di ordigno e munizioni il ristorante e l'abitazione soprastante. Le aveva nascoste persino sottoterra, c'era un mitra celato anche sotto la cappa della macchina da caffè e un obice della Grande guerra nel cortile. Bellani, ex consigliere comunale della Lega, sin dal giorno dell'arresto si è difeso negando qualsiasi trama terroristica e sostenendo di essere un semplice collezionista che sbandierava alla luce del sole questo suo amore per le armi, risaputo da tempo in tutta Voghera e noto anche alle forze dell'ordine. Il punto è che solo una minima parte di quell'arsenale, in cui si mescolavano residuati bellici, lance e spadoni medievali, era stata regolarmente denunciata.
Una «dimenticanza», definiamola cosi, che ha tradito Bellani, costandogli 7 mesi di carcerazione preventiva, nel tetro e gelido penitenziario di Vicenza, fra l'agosto 2003 (quando era stato raggiunto dalla seconda ordinanza di custodia cautelare) e il marzo 2004, mentre il suo locale, l'Antica trattoria Lombardia di corso XXVII Marzo (di lui dicono che è un buon cuoco, formidabile nel cucinare il pesce) restava chiuso. Finita l'odissea dietro le sbarre, riaperto il ristorante, Bellani se l'è cavata con una condanna a 4 anni, confermata in appello. Niente carcere, di nuovo, grazie all'indulto, restava quel residuo di un mese e 15 giorni da scontare. Ma i giudici hanno accolto l'istanza presentata dai suoi legali, gli avvocati Licia Sardo e Roberto Longo: il ristoratore farà dei servizi socialmente utili, con l'unico divieto di uscire di casa fra le 10 di sera e le 6 del mattino.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Roberto Lodigiani