Acerbi, il mondo di un impressionista
PAVIA.'Ezechiele Acerbi e i pittori dell'impressionismo lombardo" è la prima retrospettiva dedicata al famoso artista pavese in occasione del doppio anniversario di nascita e di morte (il pittore nacque nel 1850 e mori nel 1920). Esposte nella Sala del Rivellino del Castello Visconteo, a partire da sabato (inaugurazione ore 17.30), saranno una sessantina di opere che testimoniano l'excursus artistico del pittore dagli esordi negli anni di frequenza alla Civica Scuola di Pittura alla breve esperienza 'scapigliata" nell'ambiente milanese, al ritorno a Pavia alla fine degli anni '80, con l'avvio di una foltissima produzione di piccoli paesaggi della città, della campagna e del fiume, caratterizzati da un acceso colorismo e dalla pennellata veloce e frantumata. «Proprio per questa sua ultima produzione - spiega Susanna Zatti, curatrice dell'evento e direttore dei Musei civici - Acerbi è stato riconosciuto quale rappresentante tra i più significativi del cosiddetto 'impressionismo lombardo", ovvero di quella pittura 'di tocco" che coglie e fissa con immediatezza l'immagine sottolineandone i valori luministici e cromatici». Dopo un diploma alla Scuola Civica di Pittura di Pavia e numerosi premi e riconoscimenti (a soli sedici anni vince il premio Cairoli, poi il premio Frank con il dipinto 'La distribuzione dei medicinali" e nel 1877 il concorso Arnaboldi con 'L'arrivo del barchetto a Packt"), Acerbi si trasferisce a Milano e la sua carriera artistica sembra prendere un'impennata: lavora per committenza con famiglie dell'alta borghesia e nobiliari, realizzando perlopiù ritratti e dipingendo ventagli, e partecipa a diverse mostre. Nel 1888 e dopo la morte del padre, Ezechiele è costretto a rientrare a Pavia per prendersi cura dei fratelli e si arrabatta: un po' fa il pittore, un po' il barbiere, un po' il fotografo. I suoi soggetti diventano il Ticino (visto dal Borgo, dove vive), la moglie e la zia (le due rammendatrici), i figli e se stesso, e il suo fare artistico assume le fattezze di una pittura domestica, ma coi colori freschi e il tocco di un impressionista che dipinge en plein air. Una sezione della mostra (curata da Luca Lualdi) affianca ai quadri di Acerbi una scelta di dipinti (circa una ventina, provenienti dalle collezioni dei Musei civici) di pittori, suoi coetanei, attivi nelle terre lombarde negli anni a cavallo tra 800 e 900 - da Borsa a Tallone, da Pompeo Mariani a Bazzaro, da Gola a Mosè Bianchi - per favorire il confronto tra scelte tematiche e modelli stilistici di artisti che operano all'interno di una medesima temperie culturale. La mostra è aperta fino al 27 febbraio. Chiara Argenteri
ORARI: novembre e febbraio, da martedi a domenica 10-17.50; dicembre e gennaio da martedi a sabato 9-13.30; domenica, 8 e 9 dicembre e 6 gennaio 9.30-13 e 15.30-18.30;
DECADENZA, olio su tela.
Ezechiele Acerbi aveva una particolare attenzione per la vita della gente comune e i poveri. In questo dipinto, che non è datato ma che è senz'altro stato realizzato alla fine dell'Ottocento, la vecchiaia è rappresentata da un anziano seduto allo scrittoio che con fatica si accinge a scrivere, e da un gatto accoccolato di fianco; sullo sfondo, lo studio e la mobilia dello stesso Acerbi.
LA DISTRIBUZIONE DEI MEDICINALI., olio su tela, 1873.
E' il dipinto col quale Acerbi si aggiudicò il premio Frank (era riservato agli studenti che avevano completato il corso studiorum). Si tratta di un racconto in pittura, dai colori chiari, sobri e la fattura ancora un po'accademica e didascalica. Si tratta di un soggetto storico (imposto dalla commissione esaminatrice), e in particolare della distribuzione dei medicinali ai poveri nella piazza di San Teodoro (una pratica tutta pavese che venne istituita nel 1500 dal benefattore Filippo Cossa e che poi prosegui sino alla fine dell' Ottocento).