«Aiutiamo i bimbi ad usare internet»

PAVIA. Don Fortunato Di Noto, domani sera alle 21, sarà al collegio Santa Caterina e con Maria Assunta Zanetti, docente di psicologia dello sviluppo e dell'educazione dell'Università di Pavia, discuterà del suo libro «Corpi da gioco» (Elledici, 136 pagine, 12 euro).
Don Di Noto da più di vent'anni lotta contro la pedopornografia, che oggi viaggia su internet. Le vittime dei pedofili sono dei «sopravvissuti», come i reduci di una guerra o i superstiti di un terremoto. Perchè tornare a una vita «normale» dopo aver subito violenze sessuali da bambini significa dover fare i conti con gli incubi del proprio passato per sempre. Lo dice chiaramente il sacerdote siciliano che si occupa di loro: «Al primo posto ci stanno sempre i bambini e soprattutto quelli che sono stati violati». Don Di Noto parla dei ragazzi e delle ragazze che la sua associazione Meter ha aiutato in tutti questi anni.
Quanti bambini ha aiutato?
«Quasi mille bambini e altrettante famiglie. Abbiamo denunciato circa 220mila siti pedopornografici in tutto il mondo, grazie ai nostri 300 volontari».
Internet andrebbe vietato ai più piccoli?
«Sembra assurdo che io dica cosi, ma non bisogna mai negare internet ai bambini. Dobbiamo però insegnargli a utilizzarlo e aiutarli a comprendere che nella navigazione ci sono dei pericoli».
Quali?
«Moltissimi bambini in tutto il mondo vengono adescati attraverso i social network, le indagini lo dimostrano. Questo accade perché i genitori sono assenti o non capiscono il pericolo».
Che giro d'affari muove la pedofilia online?
«La vendita di contenuti pedopornografici su internet è un business da oltre 13 miliardi di dollari l'anno. Sono dati Onu, frutto di una ricerca durata 4 anni a cui abbiamo collaborato».
Sono numeri impressionanti.
«Solo in Europa ci sono 12mila indagati per divulgazione di immagini o filmati pedopornografici. Più del 10% di questi hanno anche abusato materialmente dei bambini. Con queste inchieste si vanno a colpire non solo interessi economici, ma anche personaggi di altissimo livello criminale».
Chi c'è dietro alcune aberranti manifestazioni come il partito pedofilo?
«C'è una lobby culturale ben strutturata in tutto il mondo: ci sono personaggi italiani di altissimo rango e livello culturale che fanno di tutto per giustificare la pedofilia. Ma un conto è la libertà di espressione, un altro è la violenza».
Voi di Meter siete stati dei pionieri nella lotta contro la pedofilia. Com'è cambiata la situazione in questi vent'anni?
«Non eravamo visti di buon occhio: nel 1989, quando abbiamo mosso i primi passi, non si parlava assolutamente di pedofilia. Oggi invece c'è una grande attenzione al fenomeno, sia da parte dei media che delle istituzioni. Ciò dimostra che in vent'anni le cose sono molto migliorate».
E cosa si può fare per migliorarle ancora?
«Ci vorrebbe forse un maggiore coordinamento tra le forze in campo, per evitare la frammentazione. La pedofilia è uno dei volti più disumani che l'uomo possa avere».
Quali sono state le iniziative più efficaci di Meter portate avanti in questi vent'anni?
«Molto utile è stata la creazione di una banca dati sulla pedofilia. Anche la costituzione dell'Osservatorio nazionale sulla pedopornografia è stata importante. Il livello istituzionale della lotta agli abusi rischia però di fermarsi con la fine della legislatura».
Nonostante il suo impegno (o forse proprio per questo), lei è stato spesso oggetto di molte critiche. Cosa ne pensa?
«Da una parte ci rido sopra, dall'altra parte questo un po' mi preoccupa. Se uno si occupa di aiutare i bambini vittime di abusi (e per di più è un sacerdote), è visto male. C'è un elemento anticattolico in questo, ne sono più che convinto».
Però ultimamente molti preti sono stati coinvolti in inchieste di pedofilia.
«Questo è vero, ma io sono stato uno dei primi a contrastare con chiarezza e determinazione la pedofilia anche all'interno della Chiesa. Non è un problema di preti o di non preti: il problema è che chi compie abusi sui bambini è un criminale, punto. Chi compie questi atti non deve fare il prete, come non deve fare il maestro o il papà».
Come vede i recenti scandali sessuali all'interno della Chiesa?
«Secondo me quello che è successo è stato un bene per la Chiesa. Benedetto XVI ha dato una risposta chiara: non c'è giustificazione per un sacerdote che si macchia di questi gravissimi reati e peccati. E da questa risposta non si torna più indietro. Le norme ci sono, sono pubbliche e nessuno può dire che la Chiesa non interviene. Certo lo fa con i suoi strumenti, non con le carceri, ma può arrivare fino a ridurre un sacerdote allo stato laicale».
Non servirebbe forse una maggiore collaborazione con le autorità?
«Per forza, quello è assolutamente necessario. Le posso garantire che la collaborazione già si sta realizzando».

Gabriele Conta