Diani spiava anche il giudice Mesiano

PAVIA. Le telecamere l'avevano seguito al parco, seduto su una panchina a fumare lasciando intravedere gli ormai famosi calzini turchesi. Ma il giudice Raimondo Mesiano, 58 anni, autore della sentenza di primo grado sul Lodo Mondadori, forse non sapeva che qualcuno frugava anche dentro le sue tasche. Il finanziere Fabio Diani, secondo l'accusa, spiava anche lui.
Per questo l'inchiesta che accusa l'appuntato delle Fiamme Gialle di accesso abusivo al sistema informatico dell'Agenzia delle Entrate è stata trasferita a Brescia. Per competenza, essendo Mesiano un magistrato.
Secondo la ricostruzione del pubblico ministero di Milano, Ennio Ranmondino, tra il 2008 e il 2009 l'appuntato 38enne, che vive con la famiglia a Broni ma lavorava al comando di Pavia, avrebbe violato il sistema informatico almeno un migliaio di volte (1340 per l'esattezza) per raccogliere informazioni su personaggi noti del mondo della politica e dello spettacolo: Beppe Grillo, Marco Travaglio, Antonio Di Pietro la famiglia Agnelli, Patrizia D'Addario sono solo alcune delle sue 'vittime". E a loro si aggiunge anche il giudice civile reggino Mesiano. Informazioni riservate che poi Diani ha trasmesso - come «favore personale, senza ricevere niente in cambio» avrebbe spiegato - al giornalista di Panorama, Giacomo Anadori, raggiunto da un avviso di garanzia per concorso nel reato. Intanto l'avvocato Giovanna Ceccoli non difende più Diani e il suo successore non rilascia dichiarazioni.
L'indagine della Procura milanese però prosegue. A stringere il cerchio attorno all'appuntanto che prelevava informazioni dall'archivio Ser.P.I.Co (banca dati in dotazione all'Agenzia delle Entrate che raccoglie informazioni fiscali e patrimoniali) era stato lo stesso comandante delle Fiamme Gialle di Pavia, il colonnello Domenico Grimaldi. I suoi uomini gli avevano segnalato il numero spropositato di accessi da parte della stessa persona, «con la propria password e per motivi del tutto estranei all'ufficio». (m.g.p.)