Il decreto al Colle. Il Pd: vergogna
ROMA.Il decreto sull'emergenza rifiuti in Campania è arrivato ieri pomeriggio nelle mani del presidente della Repubblica poche ore dopo la clamorosa protesta dei deputati campani del Pd davanti a palazzo Chigi. L'irritazione manifestata dal capo dello Stato sull'inspiegabile ritardo nella trasmissione del testo ha accelerato i tempi di invio del provvedimento approvato giovedi scorso dal Consiglio dei ministri e da allora sparito. Il testo prevede tra l'altro che il governatore Stefano Caldoro possa nominare commissari straordinari per realizzare i termovalorizzatori «in raccordo con le Province». Il ministro Mara Carfagna, che nei giorni scorsi aveva annunciato le dimissioni in polemica con l'ala del Pdl campano che fa riferimento all'ex sottosegretario Nicola Cosentino, si è detta ottimista: «Se i contenuti saranno confermati sono soddisfatta, perché sono state accolte le mie richieste». Ma l'opposizione è sul piede di guerra. «Abbiamo un raccontatore di palle alla guida del governo» sferza Massimo D'Alema. Per il Pd attorno al decreto aleggia il rischio di «pressioni» per l'affare degli inceneritori: «Se sono andato a palazzo Chigi l'altro giorno è perché ho visto la gravità della situazione» sottolinea il segretario Pierluigi Bersani. Una «vergogna istituzionale: il Cdm approva una traccia di decreto che poi viene riscritto in altre stanze» dice Dario Franceschini, mentre Luigi de Magistris (IdV) denuncia un «pressing ricattatorio» da parte di parte del Pdl campano». «È un vulnus istituzionale» accusa il leader Udc Pierferdinando Casini. La procura di Napoli, intanto, apre un fascicolo per indagare sullo stallo della differenziata. (m.r.t.)
NAPOLI.«Almeno l'immondizia ci ha reso tutti uguali, come davanti alla legge». Guglielmo Santoro riserva il buonumore a una battuta amara. Presidente del circolo Ilva di Bagnoli, l'unico polmone sopravvissuto all'acciaieria, non credeva di arrivarci all'uguaglianza. L'ha cercata per decenni dentro la fabbrica: oggi dice di averla ritrovata per le strade di Napoli mangiate da tremila tonnellate di spazzatura. Uno scempio «democratico», senza colore. Che però puzza, maledettamente. A Posillipo come a Secondigliano. Respira a fatica Napoli, dal cuore antico alla periferia. Divorata da montagne di rifiuti, invasa da topi e cani randagi. Il rischio è che ci si abitui allo spettacolo meno desiderato, come alle stagioni, alla pioggia e al sole: la «monnezza» sembra entrata nella geografia cittadina. «Ma questo schifo non è roba naturale» accusa Rosario, fisioterapista al Vomero, zona collinare. «Finché la gestione del problema sarà camorristica non se ne esce».
A Sant'Antimo, nell'hinterland, la montagna di spazzatura ha beffato il centro di Igiene mentale gestito dalla famiglia del presidente della provincia Luigi Cesaro, che sui rifiuti ci ha vinto le elezioni. Chi sta peggio sono i Quartieri spagnoli, dove la luce del sole non è quasi mai di casa, ma i rifiuti oggi invece si. Nel dedalo di vicoli e palazzi seicenteschi, in questi giorni tremendi i bassi sembrano ancora più bassi. Pino De Stasio, titolare di un bar all'incrocio di Spaccanapoli, la strada che taglia in due la città, racconta: «Nei quartieri in questi giorni abbiamo trovato otto discariche abusive attorno ai bassi, in vico Tre Regine a Toledo, davanti al teatro. Abbiamo fatto denuncia. È stato trovato anche amianto, ma nessuno lo dice. Non può andare avanti cosi, ci vuole la raccolta porta a porta. Entro il 2010 doveva partire la raccolta differenziata per 400 mila abitanti, non è avvenuto. Si è pensato all'inceneritore e questo progetto è stato abbandonato».
Sarà per questo che stanno meglio i Colli Aminei e Bagnoli, dove quella raccolta funziona. Piangono le strade della cultura. L'emergenza risparmia l'antica via dei Librai, Port'Alba e il celebre monastero di Santa Chiara, non l'ingresso dell'università Federico II, in via Mezzocannone. Zig zag per passare, gli studenti si turano il naso e non credono ai loro occhi. I rifiuti cambiano perfino la segnaletica, e attorno alla scuola di via Pasquale Scura l'accesso è impossibile. Allora si torna indietro. Più su, in via Salvator Rosa, strada che collega il centro alla zona collinare, una scoperta: una fermata dell'autobus sparita per un giorno è stata «ritrovata» 24 ore dopo. Era coperta dai rifiuti.
Piangono gli operatori turistici, i ristoratori, i commercianti. L'edicola di piazza Vittoria, davanti al lungomare, è assediata da tre giorni. Via Aniello Falcone, tra le strade panoramiche sembra la più offesa. Il locale «Le Arcate», riferimento per cerimonie e banchetti nuziali, ha una montagna di sacchetti davanti ai cancelli. Non sta molto meglio Posillipo, mentre solo gli inglesi se la ridono sui bus turistici. Scattano foto e sorridono alla cartolina di immondizia lungo il percorso di rifiuti che costeggia la splendida vista sul golfo. Almeno loro la spazzatura, possono guardarla dall'alto in basso.
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Ferruccio Fabrizio