Un giorno di guerra tra le due Coree

SEUL. Alta tensione al confine tra le due Coree. La Corea del nord ha bombardato un'isola sudcoreana, causando la morte di almeno due soldati e il ferimento di una ventina di persone. Testimoni hanno riferito di un villaggio trasformato in un mare di fuoco mentre la popolazione fuggiva sulle barche. Immediata la reazione di Seul che ha risposto al fuoco decretando il massimo livello di allerta in tempo di pace. L'Onu ha condannato l'attacco.
L'inferno si è scatenato alle 14.24 ora locale (quando in Italia erano le 7.34): l'artiglieria nordcoreana di Pyongyang ha iniziato a cannoneggiare l'isola sudcoreana di Yeonpyeong, nel mar Giallo, uccidendo due marines di Seul e ferendone altri 16, più tre civili. Almeno 50 le granate cadute.
Una settantina di case sono state incendiate e in breve il fuoco ha iniziato ad espandersi senza controllo. Un testimone ha raccontanto che sull'isola un villaggio si è trasformato in «un mare di fuoco»: «Le case e le montagne sono in fiamme e la gente sta scappando - ha aggiunto - si vedono colonne di fumo, la popolazione è terrorizzata». I 1.600 abitanti dell'isola sono stati trasferiti nei bunker, molti sono fuggiti su barche di pescatori.
La Corea del sud ha risposto al fuoco sparando un'ottantina di colpi di artiglieria e i caccia di Seul sono immediatamente decollati e hanno sorvolato l'isola.
Il presidente sudcoreano, Lee Muung-bak, ha avvertito immediatamente che il suo Paese «risponderà duramente a qualsiasi ulteriore provocazione», ha definito «imperdonabile» questa «chiara provocazione armata diretta contro obiettivi civili», ha invitato la popolazione alla calma e ha osservato che l'attacco può essere assimilato a «un'invasione del sud».
Il ministro degli esteri di Seul ha sostenuto che l'attacco «è stato pianificato e costituisce una chiara violazione dell'armistizio». Pyongyang sostiene invece di aver risposto al fuoco dopo «spregiudicate provocazioni militari da parte del sud» che avrebbe aperto il fuoco verso le sue acque territoriali.
Nell'area era in corso un'esercitazione militare di Seul, che nega però di aver aperto il fuoco verso il nord. «Continueremo a colpire senza pietà e senza alcuna esitazione se il nemico osa invadere le nostre acque territoriali di un solo millimetro», ha fatto poi sapere l'agenzia di Pyongyang, Kcna.
L'isola sorge 3 chilometri a sud della contestata frontiera marittima tra le due Coree. Come altre isole lungo il confine marittimo occidentale, è da oltre 50 anni al centro di una disputa perchè Pyongyang non ha mai riconosciuto ufficialmente i confini tracciati al termine della guerra conclusasi senza un trattato di pace.
La nuova tensione arriva in un momento già molto difficile per i rapporti tra le due Coree, e dopo la rivelazione sabato scorso che Pyongyang dispone di un nuovo sofisticato impianto per l'arricchimento dell'uranio, notizia che ha allontanato la ripresa dei negoziati interrotti sei mesi fa.
Alle Nazioni Unite ieri erano in corso le consultazioni per decidere «come reagire all'attacco» anche se al momento non è prevista una riunione formale del Consiglio di Sicurezza. Intanto il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, ex ministro degli Esteri di Seul, ha definito l'incidente «uno dei più gravi tra i due Paesi dal 1953», ha condannato l'attacco e ha chiesto alle parti «di tornare alla moderazione».

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