«Indago sui sentimenti nascosti»
MORTARA.E' la scrittrice di ciò che non si vede, del 'dietro le quinte", dei retroscena che suscitano un sorriso, ma talvolta lasciano l'amaro in bocca. Camilla Baresani, con il suo ultimo libro, 'Un'estate fa" (Bompiani, pagg. 350, 18,50 euro), del quale il 27 novembre alle 17 parlerà alla libreria 'Le mille e una pagina" di Mortara, ha guadagnato un gradino in più nella scala di valutazione personale. Autostima, si direbbe, anche se l'autrice preferisce parlare di «soddisfazione».
Un risultato gratificante, visto che le ha portato il Premio Hemingway nella sezione narrativa...
«Il libro è andato bene: siamo alla quinta edizione. Direi che è il lavoro più riuscito: è il settimo libro e quarto romanzo. Ed è anche il mio preferito, mi ha dato soddisfazione».
Di cosa ha voluto parlare?
«Di due temi. Il primo è un'indagine su sentimenti amorosi e sulle aspettative che poniamo, perchè a volte si pensa che l'amore possa risolvere una vita inceppata. L'altro aspetto che il romanzo affronta è la descrizione di una società intellettuale raccontata nei retroscena. L'ho fotografata nell'estate nel 2008, anche con aspetti divertenti».
Quanto c'è di autobiografico nei suoi lavori?
«Anche se scrivessi di un calciatore ci metterei qualcosa di autobiografico perchè uno racconta ciò che conosce o cose che ha visto. Ad esempio, il mio secondo romanzo, nel quale l'io narrante è un signore di 60 anni, risulta essere probabilmente il più autobiografico».
E c'è un filo conduttore tra un romanzo e l'altro?
«C'è il desiderio di raccontare l'altro lato della medaglia, cercando di narrare di un sentimento e nel contempo di uno spicchio di società: un ambiente che mi è familiare. Nel secondo mio romanzo, intitolato 'Sbadatamente ho fatto l'amore", che uscirà di nuovo da Bompiani, l'ambiente che descrivo non è familiare, e per parlarne mi sono documentata moltissimo».
Lei è una grande osservatrice...
«Cerco di andare smpre nel back stage. Perchè l'apparenza inganna, l'apparenza è una verità che si vuole mostrare e da questa si capisce la seconda verità. Ma alla fine sappiamo che la verità non esiste. E' questione di interpretazione dei fatti».
Lei è scrittrice e giornalista. Si sente più l'una o l'altra?
«In me prevale il primo aspetto. Se sono anche giornalista lo devo solo a motivi di partita Iva. In realtà non so come sia fatta una redazione. In quest'ultimo romanzo la descrivo, ma solo perchè l'ho sentita raccontare. Sono il classico collaboratore esterno».
Quando scrive?
«Soprattutto di notte, ma quando sono nel turbine delle consegne anche di giorno. Normalmente di giorno è difficile incontrare la concentrazione necessaria.
A chi pensa di piacere di più?
«Prevalentemente alle donne, per l'attenzione ai temi di indagine psicologica. Comunque a un pubblico adulto, persone che hanno più di 35 anni non schierate politicamente».
«Lei è golosa?
«Si».
E' un difetto, una debolezza, o cos'altro?
«E' una debolezza. Nei miei sogni vorrei essere una che mangia pochissimo, che lo fa in cinque secondi e passa il tempo a leggere. In realtà sono golosa, mangio troppo e passo tempo a tavola o a cucinare. Però questa debolezza l'ho trasformata in pregio».
Ha in cantiere altri libri?
Si, un altro romanzo. Ma a differenza dei giornalisti sono molto lenta e mai soddisfatta. Mi assale sempre l'esigenza di approfondire».