L'Irlanda fa tremare le Borse

ROMA. Prima di sciogliere il Parlamento serve il via libera alla manovra che sarà votata il 7 dicembre. Per il primo ministro irlandese Brian Cowen si tratta di salvaguardare «gli interessi nazionali». Oggi sarà annunciato il piano quadriennale per il taglio del deficit.
Inoltre dopo il rialzo dei mercati di ieri mattina, all'indomani della decisione di Dublino di attingere agli aiuti Ue-Fmi, l'euro, i titoli di Stato e le borse europee sono tornati sulla difensiva, appesantiti dalla minaccia di declassamento di Moody's sull'Irlanda e dalla prospettiva di elezioni imminenti. Mentre tornano a salire premi di rischio e credit-default swap, segno che i mercati non escludono esiti imprevedibili.
I cambi, innanzitutto: sul finale degli scambi europei l'euro riguadagna quota 1,36 dollari dopo una discesa fino a 1,3592 (da 1,3673 di venerdi sera) che lo ha riportato ai minimi da giovedi, quando il salvataggio irlandese era ancora lontano dall'essere ufficializzato.
Ieri doveva essere il giorno in cui il via libera agli aiuti all'Irlanda, accolto con favore anche dalla Banca centrale europea, avrebbe dovuto allontanare lo spettro del contagio rasserenando il clima sui mercati. Tutto il contrario: dopo una mattinata positiva, hanno corretto il tiro anche le borse: male, in particolare, Madrid (-2,28%) e Milano (-1,86%) oltre a Lisbona (-1,22%).
La prima doccia fredda, per i negoziatori europei che saranno impegnati nelle trattative fino a fine mese, è arrivata ieri dalle agenzie di rating: Dublino - fanno sapere gli economisti di Moody's - rischia la bocciatura del merito di credito di pi livelli, perchè il pacchetto di salvataggio, scaricando le perdite delle banche sullo Stato, rischia di aumentare il peso del debito. E poi ci si è messa la politica: i verdi, il cui sostegno è fondamentale alla esigua maggioranza guidata dal Fianna Fail, chiedono il voto a gennaio e meditano di lasciare la coalizione una volta approvata la finanziaria d'emergenza. E l'opposizione del Fine Gael chiede elezioni immediate.
Sul fronte europeo, il prossimo grattacapo per l'attuale governo sarà la spinosa questione della tassa sulle imprese, storicamente bassa al 12,5%. Nel suo piano di domani, il governo sottolineerà il proprio impegno a non modificare la rata e deciderà di incrementare le entrate eliminando invece gli sconti fiscali, aumentando la fascia di lavoratori soggetti a imposte sul reddito e introducendo nuove tasse sugli immobili e sulle pensioni statali. Il ministro delle Finanze Brian Lenihan ha affermato che l'Ue e il Fmi hanno visionato in anticipo il piano quadriennale e che non hanno richiesto cambiamenti significativi.
La tassa sulle imprese verrebbe dunque mantenuta bassa per garantire la ripresa economica, con grande irritazione di molti partner europei che la considerino una forma di competizione sleale. Secondo alcuni commentatori, sebbene sia Angela Merkel che Nicolas Sarkozy ora abbiano concesso che l'aumento della tassa sulle imprese non è una condizione per gli aiuti e che sta all'Irlanda decidere, in realtà potrebbero convincere l'Ue ad esercitare pressioni in sordina affinchè Dublino finalmente accetti di aumentarla.
L'ammontare degli aiuti sarà sicuramente inferiore ai 100 miliardi di euro dicono alla Bce.