I paesaggi fotografici di Chiolini
PAVIA.Nuvole sovrapposte, grigie, nere, solcate di bianco e d'azzurro, ruvide o setose, arricciate o dritte. Non è mai lo stesso cielo e lui, con l'occhio del fotografo, lo sapeva bene. Per questo i suoi paesaggi sono uno diverso dall'altro, anche se il soggetto si ripete quasi fosse una sequenza. Per la prima volta il grande pubblico potrà rendersene conto ammirando le splendide immagini che hanno fatto la storia della nostra città. 'Guglielmo Chiolini (1900-1991): Paesaggi fotografici" verrà inaugurata sabato prossimo (alle 17.30) nella Sala del Rivellino del Castello. Presenta un centinaio di foto tratte dall'ingentissimo fondo Chiolini dichiarato nel 1996 dalla Soprintendenza Archivistica della Lombardia 'bene di grande interesse storico e artistico", acquisito dalla Municipalità nel 2009 (per 240 mila euro, grazie al contributo della Fondazione Cariplo e dell'Unione Industriali della Provincia) e ora entrato a far parte dell'archivio storico fotografico dei Musei Civici. In tutto sono 880mila scatti, il lavoro di una vita passata a fissare nelle lastre fotografiche il volto naturale ma anche urbano di Pavia, i monumenti, gli edifici, le strade, i cantieri oltre ovviamente ai personaggi, gli eventi culturali e politici e le tradizioni popolari. E, a fianco, la campagna, la natura, i cieli, i boschi di pioppi, le lanche, le risaie, le marcite e i tramonti. Chiolini interpretava il paesaggio come stato d'animo, uno specchio di emozioni e sensazioni, una realtà che lui restituiva 'esatta" ma nel contempo carica di emozioni personali. «L'abilità di un fotografo è nella scelta dell'obbiettivo giusto» amava dire e infatti di obbiettivi ne possedeva almeno una decina, che intercambiava continuamente. Accanto alla produzione prettamente artistica (ampiamente documentata in mostra) che Chiolini portò avanti come strada parallela per tutta la vita (e che gli permise di farsi conoscere nel mondo dell'arte e di partecipare a mostre di rilievo anche all'estero; da citare quella del 1921 al Salone di Londra, inaugurata da re Giorgio, e quella del 1925 a Genova dove i suoi 'Paesaggi d'autunno" si aggiudicarono un premio), il fotografo nel 1926 decise di avviare in collaborazione con l'ottico Turconi una vera e propria attività professionale e di aprire un laboratorio in via Volturno 10 (poi trasferito all'ultimo piano di palazzo Castelli in corso Cavour e infine sul piazzale Ponte Ticino). Non essendo fotografo di preparazione 'tradizionale", né abitutato alla messa in posa, Chiolini alla figura e al ritratto preferi specializzarsi nel reportage, e con la sua Leica immortalò il volto urbano in via di cambiamento (che è ben documentato in mostra): i cantieri delle grandi opere e dei restauri monumentali (dal Duomo al Policlinico e poi il Castello), i picconi e le ruspe delle demolizioni (in funzione al crocicchio del Demetrio), la costruzione di edifici rappresentativi dell'organizzazione della vita fascista (le caserme, gli impianti sportivi, le scuole), la nascita di stabilimenti industriali nella fascia periurbana e di infrastrutture di collegamento tra la città e il territorio, ponti e strade. (c.arg.)