Verso Broni negozianti in ginocchio

ALBAREDO.«Il crollo non lo rischia solo il ponte, ma anche noi». Domenico Maggione, titolare del ristorante 'La Moranda", si mette le mani nei capelli. Ha rilevato l'attività da poco. Più nessuno, ora, passa di li. «Parlo anche a nome di molti altri esercenti - dice -. Lo stop di due mesi ci metterà in ginocchio. Non sono l'unico, fra l'altro, ad avere rilevato l'attività da pochi mesi. Ce ne sono molti altri qui. Che facciamo ora?». Tabaccheria, albergo, altri ristoranti: tutti nelle stesse condizioni. La strada, da quando il Ponte della Becca ha chiuso, sono deserte. Affari non pochi: zero. Una strada orfana di tanti automobilisti di passaggio ogni giorno. Questo è diventata la Statale 617, che da Broni conduce al capoluogo pavese. Dire che la chiusura del Ponte della Becca sta causando disagi in Oltrepo è quanto meno un eufemismo. Questo grave imprevisto sta stravolgendo la vita degli oltrepadani, oltre a tagliare le gambe al commercio, all'economia e al turismo. I problemi non riguardano soltanto, studenti e lavoratori pendolari, destinati a un calvario senza soluzione. Ci sono anche le tante attività commerciali che vivono sul passaggio degli automobilisti. A quattro giorni dalla chiusura improvvisa del ponte, i guadagni degli esercenti sarebbero in media diminuiti del 60/70%. Mentre i costi fissi da sostenere rimangono invariati. Un quadro drammatico che mette in ginocchio le attività, soprattutto davanti alla prospettiva di mesi e mesi di attesa. Per questo oggi, alle 20, nelle sale del Comune di Albaredo Arnaboldi, è stata indetta un'assemblea pubblica, per discutere insieme la situazione. Campospinoso, Albaredo, Mezzanino: i tre comuni interessati ospitano un alto numero di attività. Ristoranti, bar, alimentari, benzinai, magazzini. Tutti loro non solo hanno perso gran parte dei clienti quotidiani. Ma subiranno nel tempo anche il calo di affluenza di turisti e visitatori da Pavia e Milano. Un colpo che dovrà incassare anche l'intero Oltrepo. Orietta Ciccone, è diventata titolare della licenza per vendere tabacchi, solo una settimana fa. 'Qua, ad Albaredo, il giro di affari è passato da mille euro di incasso lordo al giorno, a 350", spiega l'esercente. Su questa cifra il suo ricavato è del 10%. Anche Claudia Bruschi, gestore insieme alla madre, del Bar Claudia di Albaredo, alza le spalle rassegnata davanti a un evidente calo d'affari. Mentre Monica Arnè, della serra «La Busca» di Mezzanino, ha chiamato i fornitori per fermare gli ordini. Tante di queste attività sono a gestione familiare e contribuiscono al sostentamento di un intero nucleo. C'è chi invece deve pagare i propri dipendenti, come Greta Burluni, gestore del Bar Perbacco, a pochi metri dal ponte: «Noi lavoriamo quasi esclusivamente col passaggio. Ora il giro è meno della metà, scontrini alla mano. Ci hanno detto che forse verranno dati dei rimborsi dopo la riapertura del ponte. La speranza è quella di non essere costretti a chiudere bottega prima».

Simona Contardi