Varzi, un ospedale in bilico
VARZI. La Traumatologia non riapre, gli ambulatori funzionano a mezzo servizio, la sala operatoria sarà chiusa fino al 7 gennaio salvo emergenze. L'ospedale di Varzi è sprofondato nell'incertezza più assoluta. Chi si rompe una gamba al Brallo deve andare in ambulanza fino a Voghera. Una vera odissea specialmente per chi ha più di settant'anni, cioè il residente tipo.
Per non essere sballottati qua e là ci sono anziani che rifiutano il ricovero e, pagando, si rivolgono privatamente agli specialisti. L'ultimo colpo di scena, ma solo in ordine di tempo, è quello di 30 persone che avevano prenotato per oggi l'ambulatorio e che si sono sentite spiegare, ieri, che il medico non ci sarà perché impegnato in un altro ospedale. Il timore, secondo quanto si dice in ambiente sindacale, è che la politica stia rallentando procedure che dovrebbero tracciare l'avvenire dell'unico polo ospedaliero al servizio di alta val Staffora e val Tidone. I rappresentanti sindacali di presidio, Enzo Bariani e Pietro Domenichella, si fanno portavoci di un malessere diffuso: «La riapertura del reparto di Traumatologia, chiuso l'estate scorsa, resterà intrappolata sulla carta. Mancano medici e infermieri. Il direttore generale, Luigi Sanfilippo, è stato coerente e ha insistito sulla via dei bandi d'assunzione ma la situazione è ancora in fase di stallo. Perché? Come mai, qui, non arrivano medici e primari? Come mai sembra si vogliano creare disagi ai pazienti per indirizzarli altrove?». I delegati sindacali, accanto ai colleghi, rincarano la dose: «I pazienti ci sono e a Varzi verrebbero volentieri. Lo dimostrano i livelli di performance del nostro reparto di Medicina, che non teme confronti. Il fatto è che la saturazione dei posti letto cresce solo quando i reparti sono nelle condizioni di operare a pieno organico». Dello stesso avviso l'infermiera del pronto soccorso Rosanna Scattu, che ricorda un passato da non dimenticare: «Avevamo il reparto di Ortopedia migliore dell'area a Sud di Milano e l'hanno fatto chiudere».