Trapianti, il calo delle donazioni
PAVIA. In un quarto di secolo i cardiochirurghi del San Matteo hanno trapiantato 1040 cuori e più di 400 polmoni. Un piccolo paese di pazienti. «E'ancora l'unica cura possibile. Il cuore artificiale, alla verifica del tempo, invece ha mostrato i suoi limiti. Speriamo nella tecnologia» dice il professor Mario Viganò. Ma nel 2010 la donazione degli organi sta vivendo una delle sue fasi più difficili.
«La definirei drammatica - chiarisce con rammarico Viganò, direttore della Cardiochirurgia pavese -. In tutto il 2010 siamo riusciti a trapiantare 17 cuori e una decina di polmoni. Questo negli anni scorsi era l'andamento di un trimestre».
Crisi delle donazioni. E crisi del sistema, sottolinea Viganò che domani al collegio Ghislieri celebrerà i 25 anni del primo trapianto di cuore su uno studente di legge di 20 anni di Cuneo, Gianmario Taricco. Oggi è un avvocato, ha una moglie e due figli.
Mario Viganò, la notte di quel 17 novembre 1985, aveva 47 anni. «Iniziava per lei, ma soprattuto per me, una nuova vita» gli ha ricordato ieri mattina Taricco con un sms sul cellulare.
E nella stessa notte, 25 anni dopo, i cardiochirurghi pavesi sono tornati in sala operatoria per trapiantare entrambi i polmoni su un uomo di 62 anni di Lodi. «Ho passato simbolicamente il testimone - dice Viganò che l'altra sera non c'era -. In questi anni avrò trascorso almeno 800 notti in ospedale, posso lasciare campo ai miei collaboratori». Tra un anno terminerà il suo incarico e si aprirà la corsa alla successione di quella che è una delle cattedre più prestigiose della facoltà di Medicina e del San Matteo. I cardiochirurghi che erano con lui negli anni '80 e ora sono primari in varie sedi italiane sono tutti papabili: Luigi Martinelli (a Bergamo), Gaetano Minzioni (Pisa), Mauro Rinaldi (Torino), Angelo Graffigna (Trento) e Temistocle Ragni (Perugia).
«Stiamo attraversando un periodo difficile per le donazioni - dice Viganò -. Penso che il centro nazionale trapianti debba modificare la sua strategia, concentrandosi sui donatori tanto quanto si occupa dei riceventi. E poi bisogna vincere la ritrosia, il diniego dei parenti che purtroppo è in aumento. A incidere è anche l'età dei donatori, sempre più anziani». Alternative al trapianto ancora non ci sono. «Il cuore artificiale ha mostrato dei limiti - dice - Ed è estremamente costoso». In media 100mila euro ad impianto. Al San Matteo qust'anno ne è stato applicato solo uno. «Confidiamo nella tecnologia - auspica Viganò - E ci appoggiamo, in attesa che arrivi un organo, al ponte con l'Ecmo. Ma può durare qualche settimana».