'Ndrangheta, Maroni contro Saviano


ROMA.«Vieni via con me» è l'evento televisivo della stagione, ma assieme a un boom di ascolti da 9 milioni di spettatori, esplode anche l'ira leghista. Il giorno dopo la seconda puntata, che sbaraglia tutte le previsioni del dopo-Benigni - distanziando il «Grande Fratello» (fermo a 5,2 milioni) e diventando il terzo programma più visto dell'anno - sulla trasmissione di Fabio Fazio e Roberto Saviano si abbatte la rabbia del ministro dell'Interno.
Roberto Maroni si dice pronto a rivolgersi al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Scrive ai presidenti di Camera e Senato. Chiede diritto di replica: «Se non me lo consentissero, saremmo di fronte a una nuova inquisizione».
A scatenare la sua rabbia sono le parole dello scrittore sui rapporti tra criminalità organizzata e Lega al Nord, che Maroni liquida come «accuse infamanti» verso il suo partito, chiedendo un faccia a faccia tv con l'autore di «Gomorra». Per rispondere a quella frase, soprattutto: «La 'Ndrangheta al Nord come al Sud cerca il potere della politica e al Nord interloquisce con la Lega», pronunciata, dice, in assenza di contraddittorio. Ma il secco «no» che arriva dal capostruttura di RaiTre Loris Mazzetti trasforma il successo televisivo in un caso politico. «Maroni è un ministro e ha a disposizione telegiornali e altri programmi per replicare. Se poi abbiamo insultato qualcuno o detto cose non vere, c'è sempre la magistratura a cui rivolgersi» dice Mazzetti. È la dichiarazione che convince il ministro a prendere carta e penna per scrivere a Renato Schifani e Gianfranco Fini, ai presidenti della Rai e della commissione di Vigilanza, e a ipotizzare il ricorso al Quirinale: «Se la Rai mi impedisce di replicare, giro la questione al capo dello Stato», dice Maroni «profondamente offeso», rivendicando il suo impegno contro la criminalità organizzata: «Nessun ministro può vantare risultati come quelli che ho ottenuto io».
«Sono stupito e allarmato» ribatte Saviano: «Io ho parlato solo di fatti, frutto di una inchiesta dell'Antimafia di Milano e Reggio Calabria. Fatti che dovrebbero preoccupare il ministro, invece di spingerlo ad accusare chi li denuncia».
Finisce in ombra anche la partecipazione alla trasmissione del presidente della Camera Fini e del segretario del Pd Pierluigi Bersani, con i loro elenchi dei principi della destra e della sinistra, cosi come «i complimenti alla Rai» del presidente di Mediaset Piersilvio Berlusconi.
Il caso potrebbe essere discusso già oggi durante il Cda Rai, mentre domani con il presidente Rai Paolo Garimberti sarà in commissione di Vigilanza. Il partito di Bossi, però, fa le prime mosse: un ricorso all'Autorità per le Comunicazioni per violazione delle norme sulla par condicio. Lega e Pdl parlano di «emergenza democratica». Nel centrodestra, dal sindaco di Roma Gianni Alemanno ai capigruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto e al Senato Maurizio Gasparri, tutti sostengono il diritto di replica, mentre il ministro della Difesa Ignazio La Russa parla di «inaccettabile posizione di parte di RaiTre: la campagna elettorale» dice, «è già iniziata».
Dall'opposizione, alzata di scudi in difesa di Saviano: dal Pd Walter Veltroni parla di «attacco grave», Leoluca Orlando, dell'IdV, parla di «intollerabile intimidazione a uno scrittore che vive sotto scorta», mentre per l'Udc, con Roberto Rao, Maroni «non può pretendere di nascondere realtà scomode». «Il problema» afferma Fabio Granata (Fli) «non è Saviano, ma la tragica realtà delle mani della 'Ndrangheta sull'economia lombarda». Ma c'è anche chi, come Enrico Letta (Pd), dice: «Avrei dato diritto di replica al ministro Maroni».

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Maria Rosa Tomasello