Monito di Ratzinger «Nei paesi più ricchi nuovo stile di vita»

ROMA. Prendere sul serio la crisi economica che affligge il pianeta, fronteggiare la disoccupazione dilagante, favorire lo sviluppo di una moderna agricoltura, abbattere le sperequazioni, rinunciare a stili di vita insostenibili e dannosi per l'ambiente e per le masse di poveri che, ancora una volta, rischiano di pagare il prezzo più alto. È un deciso appello ad una «urgente revisione del modello di sviluppo globale», quello venuto ieri mattina da papa Benedetto XVI durante la preghiera domenicale dell'Angelus.
Papa Ratzinger ha parlato davanti agli oltre 40mila fedeli riuniti in piazza San Pietro. E con parole chiare si è riferito al summit del G20 da poco conclusosi a Seul. «Nell'attuale situazione economica, la tentazione per le economie più dinamiche è quella di rincorrere alleanze vantaggiose che, tuttavia, possono risultare gravose per altri Stati più poveri, prolungando situazioni di povertà estrema di masse di uomini e donne e prosciugando le risorse naturali della Terra, affidata da Dio Creatore all'uomo affinchè la coltivi e la custodisca», ha detto Benedetto XVI.
«Malgrado la crisi, consta ancora che in Paesi di antica industrializzazione si incentivino stili di vita improntati ad un consumo insostenibile, che risultano anche dannosi per l'ambiente e per i poveri» ha rimarcato poi il Pontefice definendo «fondamentale» la diffusione di «una chiara consapevolezza etica all'altezza delle sfide più complesse del tempo presente».
È necessario «educarsi tutti ad un consumo più saggio e responsabile», ha affermato il Papa; e occorre «promuovere la responsabilità personale insieme con la dimensione sociale delle attività rurali, fondate su valori perenni, quali l'accoglienza, la solidarietà, la condivisione della fatica nel lavoro».
La crisi economica, ha detto ancora Benedetto XVI va insomma presa in tutta la sua serietà. Una crisi profonda che ha «numerose cause e manda un forte richiamo ad una revisione profonda del modello di sviluppo economico globale». Una crisi che è «un sintomo acuto aggiuntosi ad altri ben più gravi e già ben conosciuti, quali il perdurare dello squilibrio tra ricchezza e povertà, lo scandalo della fame, l'emergenza ecologica e, ormai anch'esso generale, il problema della disoccupazione» dilagante che strangola le famiglie e impedisce la ripresa.
In questo quadro, per il Papa appare decisivo anche «un rilancio strategico dell'agricoltura» messa in ombra dagli «eccessi» del processo di industrializzazione «con notevoli conseguenze anche sul piano culturale». «Mi pare il momento - ha scandito Ratzinger - per un richiamo a rivalutare l'agricoltura non in senso nostalgico, ma come risorsa indispensabile per il futuro». Serve lavoro, ha detto ancora il papa affermando che «occorre puntare, in modo veramente concertato, su un nuovo equilibruio fra agricoltura, industria e servizi affinchè lo sviluppo si a sostenibile, affinchè a nessuno manchino il pane e il lavoro e affinchè l'aria, l'acqua e le altre risorse primarie siano tutelate come beni universali».

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