«Ditemi la verità sulla morte di Marco»
STRADELLA. «Voglio sapere di cosa è morto mio figlio». Giulia Ozzola è la madre di Marco, il dipendente trentaseienne della cantina 'La Versa" morto giovedi.
La famiglia Ozzola, mamma Giulia, papà Vittorio e il fratello maggiore Pietro, vive alla frazione Colombetta Piane di Stradella.
Il padre, che gestiva una carrozzeria, è seduto al tavolo del tinello e ha gli occhi umidi di pianto. Mentre il fratello risponde alle telefonate, mamma Giulia racconta di come la tranquilla vita di una famiglia onesta è precipitata nel lutto. «Giovedi mattina - dice - Marco doveva tornare a casa verso le 12 e un quarto, come tutti gli altri giorni, per il pranzo. Lo abbiamo atteso, ma lui non si vedeva. Allora ho iniziato a preoccuparmi. Ho chiamato i carabinieri, ho chiesto loro se, in zona, si fossero verificati incidenti stradali. Poi sono andata a Santa Maria della Versa, dove si trova la sede della cantina sociale. C'era una gran confusione di persone, il medico Scarabelli, che aveva cercato di rianimarlo, e poi i mezzi del 118. Mi hanno detto che Marco si era sentito male. Che lo hanno trovato in ginocchio, con la testa appoggiata all'oblò di una cisterna».
Nessun testimone, dunque. Di qui la necessità di procedere all'autopsia per verificare se il giovane sia deceduto a causa di un malore, come pare più probabile, o se le ragioni della morte vadano cercate altrove.
Il medico a cui si riferisce la mamma è Dino Scarabelli, primario del reparto di Ortopedia all'ospedale di Stradella e tra i maggiori soci della cantina sociale La Versa. Ma nè il suo intervento, nè gli sforzi del rianimatore del 118 hanno avuto risultati.
Eppure, stando ai racconti dei famigliari, Marco Ozzola non aveva mai avuto particolari problemi di salute. Soprattutto, non aveva mai manifestato sintomi che potessero far pensare a malattie cardiache. «Di recente - interviene il padre Vittorio - è stato sottoposto alla visita aziendale, quella che si fa una volta l'anno sui luoghi di lavoro, ed era tutto a posto. Lui andava saltuariamente in bicicletta e a correre. Non in maniera costante, però non aveva mai accusato nessun malore».
L'uomo ha gli stessi occhi celesti di suo figlio. Non si dà pace pensando a quella che sarebbe potuta essere la vita di Marco. «Aveva una fidanzata, Monica. Erano già andati una volta a vedere dei mobili, pensavano di sposarsi e mettere su casa. Lui lavorava alla cantina sociale da tanti anni. Anche se a scuola aveva avuto dei buonissimi risultati, quello che faceva alla cantina gli piaceva, era un mestiere che faceva con passione».
L'autopsia sul corpo del trentaseienne verrà svolta questa mattina, nella camera mortuaria dell'ospedale di Stradella. I genitori hanno dato mandato a un legale e a un consulente tecnico di prendere parte all'accertamento. Solo dopo avere effettuato l'autopsia e tutte le analisi collegate, il medico legale sarà in grado di fornire una risposta al quesito della Procura e dei genitori. Quale sia stata, cioè, la causa del decesso del giovane. Un chiarimento che, se da un lato umano non servirà di certo a lenire il dolore dei famigliari, da un punto di vista giuridico servirà per escludere o meno eventuali responsabilità da parte di terzi.
Soltanto dopo avere sciolto questo dubbio, il corpo potrà essere restituito alla famiglia affinchè possa essere fissata la data dei funerali.
(ha coll. Pierangela Ravizza)