Berlusconi: non lascio, sfiduciatemi
ROMA.«Non ho nessuna intenzione di dimettermi. Se Fini vuole mi dovrà sfiduciare in Parlamento, alla luce del sole e davanti agli italiani». La risposta di Silvio Berlusconi al presidente della Camera, che in mattinata incontra Umberto Bossi e sbarra la strada a qualunque soluzione che non preveda le dimissioni del premier, arriva nel pomeriggio. Lo scudo che gli permette di non presentarsi ai processi è legato alla carica di presidente del consiglio e da Seul, dove per ironia della sorte viene fotografato accanto al presidente del Malawi che si chiama Bingu Wa Mutharika, il Cavaliere ripete che a mollare non ci pensa proprio. Deciso a non accettare una crisi al buio e intenzionato ad andare avanti anche senza i finiani, Berlusconi incassa dal vertice del suo partito un comunicato che lo «soddisfa» e lo fa sentire meno solo. Cicchitto, Gasparri, i coordinatori nazionali del Pdl e tutti i ministri, ritengono «inaccettabile» che la legislatura possa proseguire con un «differente premier e un differente governo» e annunciano che senza Berlusconi premier «c'è solo il voto».
Il vertice tra Fini e Bossi dura poco più di un'ora e si chiude con il sostanziale fallimento della mediazione tentata dal senatùr. I finiani assicurano che in mancanza di una risposta da parte di Berlusconi, Futuro e Libertà ritirerà la sua delegazione al governo. E questo, annuncia Italo Bocchino ad Annozero, avverrà lunedi prossimo (dopo la conclusione del G20). In un primo momento sembra che una via d'uscita potrebbe esserci. Ai cronisti che gli chiedono come è andata, il leader della Lega risponde che Fini «non ce l'ha con Berlusconi» e «sarebbe abbastanza d'accordo» sull'ipotesi di una «crisi pilotata» a cui far seguire un reincarico al premier: «E' successo altre volte...». La soluzione è davvero a portata di mano? «Le cose sono molto più complicate di come le presenta Bossi» taglia corto Fini, che durante il vertice con i leghisti prospetta scenari post berlusconiani, come se la crisi del governo fosse ormai inevitabile e un passo indietro del Cavaliere l'unica strada percorribile. Durante il faccia a faccia Fini avrebbe prospettato anche l'ipotesi di un governo guidato da Giulio Tremonti.
Quel che è certo è che, in questa fase, Fini aspetta una «risposta formale» da Berlusconi sulla posizione espressa da Futuro e Libertà alla convention di Bastia Umbra. Davanti alla volontà del presidente della Camera di andare fino in fondo, Bossi avrebbe chiesto a Fini un ripensamento e, per convincerlo, avrebbe offerto anche la testa dei ministri ex An, La Russa e Matteoli: «Puoi mettere tuoi uomini al loro posto...». Ma la risposta è stata un secco no. Ma a piantare paletti sarebbe stata anche la Lega, che non vuole l'Udc nella nuova maggioranza. Ma non è questo lo scoglio che ha fatto saltare la trattativa, anche se il finiano Briguglio ricorda che l'allargamento a tutta l'area dei moderati è una delle condizioni «non negoziabili».
«Prima le dimissioni di Silvio Berlusconi, poi si vedrà» risponde Italo Bocchino a chi gli chiede se Fini sia d'accordo su una crisi pilotata che porti al reincarico di Berlusconi. Senza dimissioni, i finiani passeranno all'appoggio esterno del governo. E la mossa per costringere il Cavaliere a gettare la spugna o quantomeno a formalizzare la crisi, potrebbe essere il non voto della fiducia sulla Finaziaria. Tra 15 giorni i deputati uscirebbero dall'aula compiendo un atto politico che Berlusconi sarebbe costretto a spiegare al Quirinale.
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Gabriele Rizzardi