L'affascinante storia della radio
PAVIA.Rilanciare il Museo della Tecnica Elettrica e creare una sinergia tra la Municipalità e l'Università, questi gli obiettivi esposti ieri dall'assessore alla cultura Gian Marco Centinaio durante la conferenza stampa al Museo di via Ferrata 6: 5 mila metri quadrati di storia della tecnica elettrica, 3 mila reperti provenienti da industrie e collezioni private, la collezione Enel (400 pezzi, grandi e piccoli messi a disposizione da centrali e impianti), la collezione Sirti, altri 3 mila reperti dei settori della telegrafia e della telefonia, gallerie per le esposizioni temporanee e permanenti, un archivio e una biblioteca storica. Il Museo della Tecnica Elettrica, aperto nel 2007, non è un immenso ricovero di oggetti, ma una struttura viva, con la quale il visitatore interagisce grazie a esperimenti di diverso tipo. Di turisti, come si può osservare dal libro degli ospiti, ne vengono parecchi e provengono da ogni dove (persino dalla Polonia), «ma di pavesi - incalza Antonio Savini, direttore del Museo - neanche l'ombra, e persino le scolaresche locali scarseggiano». Per rilanciare il Museo in dicembre sarà organizzata una bella mostra sulla storia della radio, con un percorso che comincia negli anni Venti e arriva fino ai giorni nostri. «Esporremo - spiega Enrico Valeriani, docente di storia dell'architettura, curatore della mostra e del Museo - una ricca selezione di pezzi della nota azienda danese Bang & Olufsen (fondata nel 1925 dai due giovani ingegneri Peter Bang e Svend Olufsen) che ci sono stati donati da un collezionista privato, e che entreranno cosi a far parte della nostra collezione permanente. Presteremo attenzione non solo all'aspetto più propriamente tecnico, ma anche al design, per vedere se e in che misura lo sviluppo tecnico corrisponde a quello estetico». Accanto alla collezione Bang & Olufsen, in mostra ci sarà una parte dedicata alla radio italiana, «che aiuterà a comprendere - conclude Valeriani - quanto l'Italia abbia influito nel mercato internazionale».