Berlusconi: «Ma io non mollo»
ROMA. La reazione di Berlusconi è quella del leone ferito ma che non molla: «Dimissioni? Non se ne parla. Se Fini vuole la crisi venga in Parlamento e si assuma la responsabilità di votare la sfiducia».
Nessuna dichiarazioni ufficiale da parte del premier dopo lo strappo decisivo, ma dal suo entourage arrivano segnali di una reazione dura, di muro contro muro, altro che dimissioni. Lo scontro con Fini è al duello finale, e il presidente del Consiglio non si vuole sottrarre, neanche di fronte alla prospettiva che sia il voto del 'suo" Parlamento a farlo cadere dal loggione. C'è nervosismo nel Popolo della libertà, e anche sorpresa perché un intervento cosi tranciante da parte del presidente della Camera in pochi l'avevano previsto.
Nel pomeriggio i colonnelli del premier vengono chiamati a raccolta, la discussione è rapida, la linea è stata tracciata da tempo e Berlusconi non fa altro che confermarla, pur di fronte alla 'offerta" di Fini di un nuovo governo, diverso e di transizione, ma guidato sempre da Berlusconi. Che umiliazione sarebbe per il padre-padrone degli ultimi 20 anni della politica italiana. Il no è secco, si va avanti cosi, «se Fini ha coraggio venga in Parlamento a votare la sfiducia». E c'è da scommetterci che finirà cosi. Il portavoce Gaetano Quagliarello è molto chiaro ai microfoni del Tg3: «Abbiamo votato i cinque punti in Parlamento con un'ampia maggioranza. Ora Fini minaccia di ritirare la delegazione di Fli dal governo. Se ciò accadrà andremo in Parlamento per un voto di fiducia». Ma si sa, il premier non ha più i voti sufficienti, quindi si aprirà la crisi.
Il documento ufficiale del Pdl arriva dopo l'analisi di quanto accaduto a Perugia. I capigruppo di Camera e Senato, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, ripercorrono le ultime settimane, successive al voto di fiducia e alle iniziative prese dal governo su federalismo fiscale, sicurezza, fisco, giustizia, sviluppo. E la richiesta di dimissioni da parte del leader di Futuro e Libertà li coglie impreparati. Sono inaccettabili. «All'esame del Parlamento ci sono anche il bilancio dello Stato, il presidente Silvio Berlusconi - dicono in una nota - in occasione del voto di fiducia nei giorni scorsi, ha sottolineato le diverse articolazioni politiche e parlamentari della maggioranza chiedendo e ottenendo la fiducia anche del gruppo Futuro e Libertà. Non è quindi accettabile la richiesta di dimissioni del governo dopo un voto di fiducia il cui rilievo politico è stato chiaro a tutto il Paese». Infine tirano le somme: «E' quindi il Parlamento il luogo dove ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità con scelte chiare davanti agli italiani e non con riti impropri, che soprattutto chi ha ruoli istituzionali non dovrebbe invocare». Insomma, giochiamo a carte scoperte - dicono - davanti agli elettori.
Dal ministro del Turismo Brambilla arriva l'invito a Fini a dimettersi da presidente della Camera, mentre la collega Meloni parla di progetto distruttivo. Ma siamo ormai all'atto finale.
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Paolo Carletti