Bersani: in piazza contro il governo


ROMA. «Che bel partito che siamo, ragazzi». Pier Luigi Bersani saluta i duemila segretari di circolo radunati nell'Auditorium della Conciliazione e lancia la manifestazione dell'11 dicembre sui temi del lavoro e della democrazia: «Berlusconi non può governare il Paese».
In maniche di camicia davanti alla base del partito, ai suoi militanti, il segretario si è detto sicuro che il Pd diventerà la prima forza politica del Paese entro due mesi. Ma bisogna ancora cambiare verso un partito dove esista un equilibrio tra rinnovamento e memoria condivisa. Senza strappi e lacerazioni generazionali dice a un'assemblea che ha inviato alcuni fisci all'indirizzo dei «rottamatori». Bersani ricorda però che il suo Pd è in piedi, conta 6000 circoli e fa 2000 feste. E ora sfida sul territorio proprio la Lega, avversario al pari di Berlusconi: «la lega ci fa un baffo» ha detto tra gli applausi perchè «noi siamo l'unico vero partito a radicamento nazionale». Il partito di Bossi «ha convinto che loro stanno li al governo ma non c'entrano. Io gli dico basta con Roma ladrona se voi state li e avete fatto le leggi della cricca»
Bersani vuole una «ditta», cosi la chiama, dove accanto alla discussione esista anche la solidarietà interna e il «rispetto». Chiede «orgoglio e combattimento» ma vuole un partito «non plebiscitaria». Per cui «io sul simbolo del partito, Bersani non lo scrivo».
Il Pd vuole mandare a casa Berlusconi ma «non chiediamo un salto nel buio, non vogliamo un ribaltone, ma una ripartenza del Paese». Serve uno scatto di coerenza a quanti, come futuro e Libertà, non si decidono a «staccare la spina». L'obiettivo è quello di dar vita «a un breve governo di transizione che faccia la riforma elettorale e consenta di andare alle urne sulla base di nuove proposte per il Paese». Bersani chiede a Fini di uscire da «traccheggiamnti e tatticismo». In Italia non si vive una situazione normale «perchè il governo non ci ha preso sui temi della crisi, perché c'è un' evidente crisi politica della maggioranza, perché siamo avvitati sui problemi personali del presidente del Consiglio. Non possiamo star li a mangiare lodo Alfano mattina, pomeriggio e sera».
Prendendo spunto dalla decisione di Berlusconi di non intervenire alla Conferenza nazionale sulla famiglia a causa dei suoi comportamenti privati, Bersani respinge ogni accusa di moralismo. L'ispirazione, afferma, arriva dall'articolo 54 della Costituizione «i cittadini a cui sono affidate le funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore». E dunque, a proposito delle feste con minorenni («mica noccioline» commenta Bersani) non possono passare sotto silenzio: «Non si possono fare e nemmeno pensare queste cose cosi e poi guidare il Paese» fra cui «sbattere una minore su una strada. Queste cose nel mondo non vengono capite. Immaginate la catastrofe che ci ha portato nel mondo e come ci hanno limitato nei nostri centri di interesse».
Il leader del Pd sull'economia ha promesso che sarà il centro sinistra a rimettere a posto i conti pubblici. Sotto tiro l'atteggiamento di Berlusconi e Tremonti di fronte alla crisi: «Il governo non ha detto la verità, anzi hanno detto il contrario perchè la faccia deve essere sempre vicina al bel tempo». Il partito «dell'orgoglio e del combattimento» di bersani si dà appuntamento all'11 dicembre.

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