Senza Titolo
PAVIA
Ricordo di Enrico Magenes
presidente del S. Caterina
Tornando dalla recita del Rosario per il professor Enrico Magenes, penso come la sua morte assomigli alla sua vita: c'è compostezza tra i familiari e gli amici, c'è sobrietà di parole, c'è preghiera. Fiducia in un Dio provvidente.
La compostezza, la sobrietà, la fede che ho conosciuto nel professor Magenes presidente del Collegio Santa Caterina. Mai parole inutili, ma la concretezza di azioni efficaci guidate da un'intelligenza viva e operosa, una fede senza sovrastrutture, un amore incondizionato per la scienza e per la sapienza (l'una non disgiunta dall'altra), una passione forte e ruvida per il «suo» Collegio.
Una passione che lo ha portato - lui tenacemente quanto simpaticamente misogino - a impegnare molte delle sue migliori risorse per far vivere il collegio femminile sognato da Paolo VI nel solco del Concilio: un collegio certo contraddistinto dall'eccellenza, perché l'uomo deve tendere alla perfezione già qui in terra; ma che tenesse in alta considerazione anche le esigenze più profondamente culturali e formative delle ragazze, senza che le condizioni economiche non agiate costituissero per le meritevoli un ostacolo al completamento degli studi.
Capace (l'umiltà dei grandi!) di chiedere sinceramente scusa dopo le sue proverbiali sfuriate, il professor Magenes aveva quel tratto signorilmente cristiano che lo portava ad avere attenzione per tutti, dalle alunne del collegio ai dipendenti, e che lo ha reso in un certo senso familiare a tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo e di collaborare in diversi modi con lui. Nel rispetto di ogni cosa e di ogni persona, evitava d'istinto certe comode grettezze di cui è pieno il mondo.
Anche per questo tutti noi, non c'è dubbio, lo ricorderemo con ammirazione non inferiore all'affetto che gli portavamo.
Maria Pia Sacchi Mussinirettrice del Collegio S. Caterina da Siena Pavia
PAVIA
I progetti del San Matteo
con qualche incongruenza
Nel consiglio di amministrazione del policlinico S. Matteo siede riconfermato anche Ettore Filippi, politico navigato anche se un po' «salterellino». La sua presenza dovrebbe contribuire ad un utilizzo ottimale delle cliniche da dismettere, quando (?) i reparti si trasferiranno nella struttura verticale omnicontenente.
Cosi tempo fa mi ha stupito la concessione in comodato d'uso (praticamente in regalo) all'Università della clinica medica, chirurgica, dermo, per un campus di stampo europeo da realizzare con i fondi che di questi tempi l'Università ha sicuramente a disposizione.
Il mio stupore si è accresciuto quando i vertici del S. Matteo hanno richiesto spazi e contributi (tramite alienazione di terreni, «pressando» l'area di S. Lanfranco ad uso perequativo) per l'eliporto, la palazzina degli ambulatori, la palazzina amministrativa; c'è inoltre l'intenzione di realizzare una cittadina della salute negli altri padiglioni dismessi.
Non si potevano utilizzare in parte tali padiglioni per le esigenze suesposte?
Il problema dei parcheggi inoltre verrà risolto con la costruzione ipotetica di un silos nei pressi del pronto soccorso, entro febbraio 2011, data fissata per il trasferimento nella struttura verticale.
La viabilità in una zona tanto congestionata (Cnao di prossima apertura, Mar, oncologia, malattie infettive, pronto soccorso, padiglione ortopedia, pediatria, struttura verticale con 15 piani per 600 posti letto) è un altro problema di non facile soluzione.
A dispetto delle mie perplessità può darsi che tutto si realizzi nel migliore dei modi. Tuttavia mi preme rivolgermi ad Ettore Filippi perchè davvero dia il suo intelligente contributo per risolvere le problematiche strutturali del nostro ospedale, al di là di propagandistiche enunciazioni di Campus e di cittadine della salute. Tanto più che ora non fa parte integrante della compagine comunale, condotta autonomamente dal Sindaco, come Ettore Filippi afferma nella sua lettera del 22 ottobre.
Post scriptum: c'è in giro una coppia anastatica dell'Ospedale Policlinico S. Matteo del 1933. Tenerne conto può essere utile; uno sguardo al passato, per governare al meglio il futuro.
Paolo BottoniPavia
DISCARICA D'AMIANTO
L'inquinamento
non guarda i confini
Non intendo assolutamente polemizzare col sindaco di Cava Manara, e quindi evito di replicare alle affermazioni che compaiono nella risposta alla mia lettera.
Sono certa che la signora Montagna conosce benissimo gli effetti che inquinamento e amianto possono provocare alla salute dei suoi concittadini e, naturalmente, anche a quella degli abitanti dei comuni limitrofi.
Mi limito a puntualizzare che si è sempre dichiarata contraria al progetto dell'autostrada Broni-Pavia-Mortara, ma (e sono parole sue) «mai pregiudizialmente contraria» alla realizzazione dell'opera stessa. In pratica alla signora Sindaco l'autostrada va bene purchè si modifichi di qualche centinaio di metri il suo percorso.
Detto questo, devo darle ragione su una cosa: per un errore di chi ha pubblicato la lettera io risulto un'abitante di Cava Manara. Non è cosi. Sono una cittadina del comune di Sommo. E ne sono davvero davvero orgogliosa.
Franca TacchiSommo
TRASPORTI
Bus, i pavesi a piedi
si spendono male i soldi
Il partito democratico da mesi sta conducendo una campagna contro i tagli ai trasporti pubblici locali. Abbiamo raccolto firme ed abbiamo presentato un emendamento al bilancio comunale teso a recuperare i 250.000 euro corrispondenti ai tagli operati sul trasporto pubblico locale da parte della giunta Formigoni. La giunta Cattaneo ha deciso di bocciare queste iniziative ed i risultati negativi sono sotto gli occhi dei pendolari, dei lavoratori, degli studenti, degli utenti tutti.
E' diminuita la frequenza degli autobus! E cosi le vetture sono sempre più stracolme costringendo gli utenti ad arrivare in ritardo a lavoro, a scuola, all'ospedale...
La linea 3 sta conoscendo un peggioramento netto del proprio servizio, un tempo era un fiore all'occhiello se ora è messa cosi male chissà come sono combinate tutte le altre linee.
Il servizio per i pendolari presso il parcheggio di viale Indipendenza è partito in ritardo e probabilmente non è stato sufficientemente pubblicizzato, da questo punto di vista chiederemo i dati relativi all'utilizzo di questi servizi.
Nel frattempo si spendono 150.000 euro per la realizzazione delle baracche/chioschi in viale Matteotti, si continua a spendere in comunicazione mediante numerosi opuscoli informativi ma i cittadini restano a piedi o viaggiano in condizioni pessime.
Fabio Castagna Davide Ottini Davide LazzariConsiglieri comunali Pd Pavia
ANEDDOTI
Brutte e volgari «escort»
molto meglio la Pinuccia
Le «escort» stanno ancora imperversando per intercessione di Silvio Berlusconi, dimentico del detto «chi sta in alto piglia vento», in tutto lo Stivale; e sembrano avere l'intenzione di trasformare l'Italia, con negativa sineddoche, in quello che non è, un enorme «puttanificio».
Un tempo, neppure tanto lontano, esistevano altri, più simpatici generi di collaboratrici sessuali (c.s.). La Pinuccia fu celebre modista di corso Matteotti, a Milano. Per una parte consistente della propria esistenza, forni, come una vera e propria docente, l'educazione sessuale ai rampolli meneghini di altolocate famiglie che glieli affidavano per testarne la virilità e, in alcuni casi, per accertarsi che i loro desideri sessuali rientrassero nella canonicità. Donna simpatica e spiritosa fu amica, da modista, di molte celebrità: Visconti, la Magnani, la Cortese, Wally Toscanini, Zeffirelli, che spesso la ospitava nella sua villa di Positano.
La Pinuccia parlava quasi esclusivamente in dialetto milanese, ma era capita da tutti lo stesso. In età già abbastanza inoltrata, tornò da una vacanza a Positano con un souvenir: un giovane bellissimo pescatore che ospitò in casa sua. Il giovane, lontano dal suo mare, presto si immalinconi e la Pinuccia: «Per forsa, quand al se sveglia in dal let el troëuva una végia». A causa di un dissesto finanziario-commerciale fu costretta dalla necessità a impegnare i suoi gioielli al Monte. Un suo ex-amante lo venne a sapere, lo confidò alla moglie, a conoscenza della passata relazione del consorte, che sbottò: «La Pinuccia sensa i sò brilant? L'è minga giust». E insieme si precipitarono in via Monte di Pietà a riscattare i preziosi per restituirglieli.
Un giorno si presentò in negozio una delle sue aristocratiche clienti ex-bellissima:
«Sciura cuntèsa, ma la va?».
«Come vede, cara Pinuccia, sono un po' sfiorita».
«Che la daga a trà a mi. L'è mei un'orchidea un po' pasa, che una carota fresca».
Cesare VitaliPavia
CENTRALE A SORGO
Il «no» di Silvano Pietra
riguarda soltanto l'area
In merito alla notizia apparsa domenica 17 ottobre riferito al progetto di una centrale a biomassa nel territorio di Casei, vicino a Silvano Pietra e Voghera, vorre precisare che io, imprenditore agricolo di Silvano, ho partecipato alla sperimentazione del sorgo da fibra promosso dalla sua associazione agricola Unione Agricoltori di Voghera, come rientra nella normale attività di un agricoltore. Contemporaneamente sono vice sindaco a Silvano Pietra, e come tale sono allineato alla volontà di tutta l'amministrazione comunale di Silvano Pietra, che ha deliberato la sua contrarietà al sito individuato per la collocazione della centrale ma non contro la sua realizzazione. Le ragioni sono state esposte nelle riunioni riferite all'accordo di riconversione sia in Regione Lombardia che in Provincia di Pavia, in sede di conferenza dei servizi.
L'amministrazione comunale si è fatta carico anche dei vari reclami, ritenuti giustamente motivati, pervenuti dai cittadini e dagli agricoltori di Silvano Pietra.