Prezzi, l'impennata dei cereali
PAVIA. Prezzi agricoli in forte recupero. Nell'arco di un anno i bollettini della Borse merci di Pavia fanno registrare un incremento medio del 30% per i principali prodotti dei campi. L'aumento a livello provinciale segue la crescita dei prezzi a livello nazionale, riportati dall'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea).
Il confronto con i prezzi di un anno fa evidenzia un incremento dell'indice delle coltivazioni del 17,6%, con rialzi per i cereali (+35,2%) grazie ai rincari di mais (+62,5%), orzo (+63,8%), frumento tenero (+59,8%) e duro (+6,8%). E ciò a livello nazionale comporta anche un recupero dei prezzi al consumo degli alimentari (+0,3% a ottobre rispetto a settembre), che però erano rimasti praticamente fermi da inizio anno fino ad agosto. I dati parlano chiaro. Alla Borsa merci di Pavia, nella rilevazione del 4 novembre 2009, un quintale di frumento di forza (varietà Salgemma) era quotato 18,50 euro e 14,50 euro quello panificabile (varietà Salvia): alla quotazione del 27 ottobre scorso i prezzi erano saliti a 27,20 (+47%) per il primo e a 22,40 (+54,4%) per il secondo, mentre l'orzo pesante è balzato da 13,50 a 19,50 euro (44,4%). Sulla stessa lunghezza d'onda il mais nazionale ibrido, salito da 13,40 a 20,20 euro al quintale (+34%).
Questa la spiegazione per Giovanni Roncalli, direttore della Coldiretti Pavia: «L'utilizzo alternativo dei cereali per la produzione di energia, oltre alle previsioni non positive di raccolto per effetto delle condizioni climatiche avverse negli Stati Uniti, ha spinto le quotazioni del mais al punto più alto da due anni a questa parte». Sensibili anche gli aumenti del riso, prodotto principe della provincia di Pavia. Il Carnaroli, la varietà più pregiata, ha fatto un balzo di 11,50 euro: da 38,50 a 50 euro (il 33% in più); fra i superfini, quelli utilizzati per i risotti, l'Arborio sale da 38,50 a 48 euro (+24,6%). «I prezzi del riso sono determinati da una produzione inferiore alle attese almeno del 20%: le piogge di questi ultimi giorni contribuiranno a rafforzare le valutazioni di produzione in ribasso ribasso rispetto agli anni precedenti», aggiunge Roncalli. La determinazione dei prezzi, però, è legata anche a fattori internazionali: mai come per il settore agricolo, infatti, Pavia è uno delle migliaia di tasselli di un mosaico planetario. «E' in corso una serie di manovre finanziarie sul cibo che stanno giocando senza regole sui prezzi dei prodotti agricoli e hanno provocato una grande volatilità impedendo la programmazione e mettendo a rischio le coltivazioni e l'allevamento in molti Paesi - sostiene Giuseppe Ghezzi, presidente della Coldiretti Pavia - Garantire la stabilità dei prezzi in un mercato a domanda rigida come quello alimentare è un obiettivo di interesse pubblico che va sostenuto con l'introduzione di interventi di mercato innovativi come le assicurazioni sul reddito nell'ambito della riforma di mercato della Politica agricola comune».
Il rialzo dei prezzi all'origine, però, non deve far dimenticare la necessità di riconoscere la qualità dei prodotti. Lo afferma Luciano Nieto, direttore dell'Unione agricoltori di Pavia. «Ormai i mercati internazionali dovranno sempre più tener conto dei prezzi altalenanti. In questo contesto di grandi cambiamenti, come vedremo anche con la riforma della Politica agricola comune, il mercato deve assegnare una giusta collocazione ai prodotti di qualità - dice - Siamo in un momento di rialzo dei prezzi, che comunque non coprono ancora i costi di produzione, che in Italia superano la media europea». L'agricoltura, secondo Nieto, svolge anche un ruolo sociale: «Cioè contenendo i prezzi dei generi alimentari, fattore che ha favorito la ripresa dei consumi domestici. E non dimentichiamo che all'imprenditore agricolo non è riconosciuto l'impegno per la tutela dell'ambiente e del paesaggio». Roberto Bigi, presidente della Cia di Pavia, dice: «Confermo l'attuale ripresa dei prezzi, che però negli ultimi anni erano calati del 25%. L'unico prodotto destinato a essere quotato in modo sempre più consistente sarà il mais per via dell'aumento degli impianti a biogas».