Addio al prof. partigiano


PAVIA.Se n'è andato in una stanza del policlinico, dove era ricoverato da qualche settimana. Enrico Magenes, professore emerito di matematica dell'Università di Pavia, ex deportato politico, lunedi notte ha salutato definitivamente la sua famiglia e la sua Pavia. Aveva 87 anni. Ai tre figli, ieri mattina, ha fatto consegnare una lettera: «Ringraziava il Signore della nostra famiglia - spiegano Maria Rosa, Guido e Giovanni -. Ci ha passato l'impegno di mantenerci uniti e di continuare a volerci bene».
I funerali di Magenes saranno celebrati domani alle 11 nella chiesa di Santa Maria del Carmine. Dopo la cerimonia funebre il mondo universitario gli tributerà un saluto nel cortile Volta.
«Uomo di poche parole ma concreto». La storia di Magenes può essere riassunta in questo modo. Una storia lunga, in cui i motivi ricorrenti sono due: la matematica e l'antifascismo.
Per la prima la data fondamentale era stata il 1947, quando Magenes si era laureato, perfezionandosi nell'anno seguente; per il secondo il periodo di svolta della sua vita, era iniziato nel settembre 1943, quando alla fine della guerra aveva interrotto gli studi universitari per prendere parte alla Resistenza. Catturato nel 1944, e imprigionato prima a Pavia e poi a Milano, era stato deportato nei campi di concentramento di Bolzano, Flossemburg e Dachau.
Allievo dei professori Tonelli, Sansone e Scorza Dragoni, assistente di Analisi matematica a Padova dal 1948 al 1952, professore straordinario di Analisi matematica a Modena dal 1952 al 1955 e ordinario a Genova dal 1955 al 1959, Magenes si era trasferito nel 1959 definitivamente a Pavia come professore ordinario prima di Matematiche complementari e poi di Istituzioni di analisi superiore. Dal 1996, anno del suo pensionamento, era professore emerito all'Università di Pavia.
Eccezionale contributo alla ricerca scientifica, con oltre cento pubblicazioni: il professore ex partigiano aveva diretto i suoi studi sia sulla ricerca di base che sui problemi derivanti dalle scienze applicate. Una passione che lo accomunava alla moglie Mariangela, 81 anni, sua ex allieva a Padova, come ai figli, e forse in futuro anche a qualcuno dei suoi otto nipoti.
«Era un padre affettuoso, un punto di riferimento importante - spiegano Maria Rosa, Guido e Giovanni -. In lui vedevamo un esempio e uno stimolo a fare del nostro meglio in tutti i campi, nell'impegno di tutti i giorni e nel sociale».
«Del periodo della Resistenza molti dettagli non li ha mai svelati, era una persona riservata - proseguono i tre figli -. Ha cominciato a parlarne quando ha visto che gli altri testimoni, suoi conoscenti, se ne stavano andando. Quando è mancato Ferruccio Belli si è reso conto che gli era stato passato il testimone. E nel tempo è riuscito a vincere la sindrome del sopravvissuto. Ci riteniamo fortunati per essergli stati vicini sino ad ora».

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Donatella Zorzetto