«Meglio le belle ragazze che essere gay»

ROMA. Berlusconi se la prende con i gay e attacca la stampa, sminuisce il sex-gate 'Ruby" sostenendo che «finirà tutto in una tempesta di carta». Ma la tempesta in realtà la scatena proprio il premier, soprattutto per la frase omofobica davanti all'imbarazzata platea del Salone del motociclo alla Fiera di Milano: «Sono fatto cosi, qualche volta mi capita di guardare una bella ragazza, ma è meglio essere appassionato di belle ragazze che essere gay».
Durissime le reazioni dell'opposizione e di Futuro e Libertà, disagio palpabile anche nel Pdl. Silenzio della Lega. Il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna sottolinea che si è trattata di una battuta ma «per non oscurare il lavoro fatto dal governo sarebbe opportuno che ciascuno di noi si astenesse dal fare battute». Tutto fuorché una battuta è però apparsa ai più. Sdegnata la risposta degli omosessuali, con GayLib, associazione di centrodestra, che annuncia l'adesione al partito di Fini.
E Berlusconi nella sua apparizione milanese non si è limitato a mettere alla berlina i gay, affondando pesantemente contro i giornali («non leggeteli perché vi imbrogliano») rilanciando la legge liberticida sulle intercettazioni: «Presenteremo un provvedimento di iniziativa parlamentare riguardo al fermo dei media dai tre ai 30 giorni per chi le pubblica». Per aggiungere: «L'utilizzo di questo strumento dovrà essere limitato al terrorismo internazionale, alle organizzazioni criminali, alla pedofilia e agli omicidi».
Immediata la reazione del presidente della Federazione nazionale della stampa, Roberto Natale che parla di delirio: «Berlusconi ha il bisogno sempre più accentuato di imbavagliare l'informazione: nessun giornalista deve poter svelare le frottole sulla 'nipote di Mubarak" e storie simili che stanno emergendo. Minacce che vanno prese sul serio, il sistema della comunicazione potrebbe essere oggetto di forzature fin qui non sperimentate, a maggior ragione se si arriverà al voto anticipato».
Ma è la frase sui gay che fa subito il giro del mondo, con vasta eco sui siti on line dei giornali europei. Paolo Guzzanti, segretario del Partito liberale ed ex Pdl, sostiene che quella di Berlusconi non è una gaffe, «ma un messaggio studiato, diretto ai suoi elettori». Che poi sia efficace, come sostiene, è tutto da verificare. Ma per molti obiettivo del Cavaliere potrebbe essere Nichi Vendola, gay dichiarato, possibile futuro candidato premier del centrosinistra. Il governatore della Puglia affida a un videomessaggio sul suo sito la replica a Berlusconi: «Il tempo delle barzellette è finito. Il tuo umorismo, il tuo avanspettacolo continuo, il tuo teatro della virilità - dice Vendola - mettono tristezza. Titoli di coda di un film finito male, vengono percepiti come comportamenti smodati e patetici». Poi l'affondo: «Se un tuo figlio, un tuo amico, un tuo ministro fosse gay, e non avesse il coraggio di confessartelo, pensa a quanta gratuita sofferenza gli staresti infliggendo».
Renata Polverini, Pdl, presidente della Regione Lazio, parla di «messaggio sbagliato», e Luca Barbareschi di Fli consiglia a Berlusconi di andarsene dall'Italia: «Al posto suo mi vergognerei, sentire queste battute nel 2010 è deprimente. Fossi in lui, per lui stesso, per la sua famiglia, per i suoi figli, me ne andrei dal Paese».
Il segretario del Pd Bersani: «Difende la casamatta chiamando all'appello gli istinti più retrivi. Oggi sono i gay e le donne, domani avremo gli zingari... In questo modo il Paese, da un punto di vista civile, va a rotoli».
Duro il commento di Antonio Di Pietro: «Vive ancora nell'età della pietra. Il posto ideale per Berlusconi non è palazzo Chigi ma una bettola di periferia».

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