Insulti razzisti a un calciatore, scoppia la rissa
DORNO. Urla razziste contro un 18enne e la partita finisce in rissa. E' successo sabato nella gara tra Dorno e Robbio e del campionato Juniores provinciale. Dopo una serie di insulti razzisti ricevuti durante la gara il difensore del Robbio, un giovane italo-tunisino ha reagito con un gesto di stizza ed è stato aggredito da un dirigente del team avversario, che faceva da guardalinee.
Gli insulti razzisti, a quanto pare, sono partiti da tre spettatori albanesi. «La partita è diventata cattiva. - racconta il ragazzo, figlio di un tunisino e di un'italiana -. Alla fine del primo tempo eravamo nervosi e al rientro in campo io e l'attaccante avversario ci siamo presi a gomitate. Il guardalinee ha cominciato a minacciarmi e a insultarmi, ma me ne sono sentite dire tante che ormai non ci faccio più caso. A fine partita ho fatto il gesto di tacere al guardalinee e un gesto volgare. Lui ha cominciato a dirmi volgarità e minacciarmi. Io l'ho ignorato. Quando stavo andando negli spogliatoi mi ha lanciato la bandierina sul collo e mi ha aggredito. L'ho allontanato. Non volevo far rissa con un uomo di 50 anni. Poi sono arrivati 2 compagni che l'hanno messo a terra. E' scoppiata una rissa tra calciatori. Il presidente del Dorno è arrivato in campo e mi ha tutelato. Un comportamento impeccabile. Mi ha portato negli spogliatoi. Fatta la doccia, mi sono trovato i carabinieri davanti. Non ho voluto denunciare perchè la sanzione migliore è tenere lontano dai campi una persona simile».
La vita del giovane non è stata semplice sui campi di calcio. «Non è la prima volta che mi urlano insulti razzisti - continua - io sono italiano e vorrei non accadesse più». La società del Dorno ha preso le distanze da quanto è successo. «Hanno sbagliato entrambi - dice il presidente Giovanni D'Ambrosio - Ha sbagliato di più il dirigente perchè è un adulto. Ho chiesto scusa agli avversari e prenderemo provvedimenti contro il nostro dirigente. Voglio ribadire però che non ci sono stati cori razzisti. Se li avessi sentiti avrei cacciato io il mio tesserato».