Pd e Fli: intervenga il Copasir
ROMA.Il legale di Berlusconi Niccolò Ghedini è furente, vede nel nuovo scandalo che coinvolge il presidente del consiglio l'ennesimo tentativo di strumentalizzazione politica e avverte: «Sarebbe gravissimo che qualcuno costruisse artificiosamente ipotesi di reato». Un intervento a gamba tesa nel mezzo di una inchiesta giudiziaria condotta su due filoni: la notte in questura di Ruby e, precedente di qualche mese, lo sfruttamento della prostituzione con indagati Emilio Fede, Nicole Minetti e Lele Mora. Ma le opposizioni non fanno sconti, e concentrano le accuse sull'irruzione telefonica di Berlusconi, la sera del 27 maggio, nella questura di Milano tramite il proprio caposcorta. «Letta e Maroni siano sentiti dal Copasir» chiedono Carmelo Briguglio, deputato Fli, ed Ettore Rosato, deputato Pd, entrambi componenti del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti. L'Idv parla di «vergogna per il Paese» e chiede a Berlusconi di andarsene a casa, mentre il Pdl fa quadrato e difende l'operato del premier. Bossi da parte sua dice che «si colpisce Berlusconi per coprire i veri scandali, come quelli del concorso per notai, dove quelli di Roma e del Sud avevano già il tema in mano». Per poi aggiungere: «Mi pare non ci sia niente di penale, però la telefonata Berlusconi poteva farla fare a un altro. Chiamava me, chiamava Maroni. Poteva essere più furbo...».
Ma è Ghedini, la voce del premier, ad alzare i toni: «Continua una incredibile strumentalizzazione di una banale telefonata, quando i fatti sono ormai chiariti. Di una vicenda assolutamente priva di ogni connotazione negativa si sta tentando di creare un caso mediatico e per alcuni addirittura giudiziario. Sarebbe davvero gravissimo - si fa minaccioso il legale - che qualcuno potesse costruire artificiosamente ipotesi di reato cosi come suggerito da certa stampa».
Ma oltre al coinvolgimento diretto del premier nella vicenda, c'è un altro aspetto che allarma l'opposizione e che riguarda la scorta. «E' bene che il presidente D'Alema - dice il finiano Briguglio - prenda in considerazione l'opportunità che il sottosegretario Letta, delegato del premier ai servizi segreti, e il ministro degli Interni Maroni, vengano di fronte al Copasir a chiarire aspetti del caso Ruby che riguardano il ruolo improprio del caposcorta e del dispositivo di sicurezza del presidente del Consiglio che è affidato a uomini dell'intelligence, oltre al problema, che si ripropone delle modalità di accesso alle residenze e alla persona del premier, insieme a quanto accaduto presso la questura di Milano, che sono questioni che riguardano la sicurezza del Paese». Richiesta controfirmata dal Partito democratico.
Dal Pdl si levano le voci dei ministri Rotondi e Brunetta a difesa del premier, mentre il vicepresidente del Copasir Giuseppe Esposito replica a Briguglio, sostiene che «il Copasir non diventerà mai sede per discutere di scandali mediatici». (p.ca.)
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